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20 aprile 2006

Unimore: convegno Vaccino HIV

Contro l’Hiv la ricerca italiana sta studiando un Vaccino anti-Tat (una componente fondamentale del virus), messo a punto dalla Prof.ssa Barbara

Contro l’Hiv la ricerca italiana sta studiando un Vaccino anti-Tat (una componente fondamentale del virus), messo a punto dalla Prof.ssa Barbara Ensoli, Direttore del Centro Nazionale AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità. I risultati della sperimentazione di fase I del nuovo vaccino, che potrebbe aprire nuovi scenari per i pazienti con l’infezione da Hiv, saranno presentati dalla Prof.ssa Ensoli ai ricercatori e ai medici dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena e dell’Università di Modena e Reggio Emilia in un convegno giovedì 20 aprile 2006.
A fine 2005 erano circa 1750 i casi di infezione da Hiv presenti in Provincia di Modena. Di essi il 53% è rappresentato da tossicodipendenti: il 31.9% a trasmissione eterosessuale e il 13.5% a trasmissione omosessuale, ciò secondo i dati dell’Osservatorio Epidemiologico Provinciale sull’infezione da Hiv, curato dal dott. Vanni Borghi, dirigente medico dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena. Questa drammatica realtà modenese ha spinto l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e l’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena a farsi, ancora una volta, promotrice e punto di ritrovo per approfondimenti medico clinici.
Il maggior numero di forme della malattia è stato registrato nel nostro territorio nei primi anni ’80 per raggiungere il picco epidemico negli anni ’90 e, successivamente, diminuire in modo progressivo fino ad assestarsi intorno ad un numero di nuove diagnosi che si è mantenuto pressoché costante, con circa 60 nuovi casi annui nell’ultimo triennio.
La trasmissione dell’infezione da HIV nel tempo è andata progressivamente riducendosi nei tossicodipendenti e attualmente, la via di trasmissione prevalente è quella sessuale, in particolar modo attraverso rapporti eterosessuali.
Il cambiamento dell’epidemiologia dell’infezione da HIV registrato negli ultimi anni sottolinea come il termine “categorie di rischio”, utilizzato impropriamente nei primi anni dell’epidemia, sia di fatto superato.
Tanto, è stato detto e scritto su questo virus, definito poliedrico, poiché cambia faccia milioni di volte al giorno, annullando la capacità dell’organismo di potersi difendere e reagire. Tante strade sono state tentate con l’intento di arginare e debellare il fenomeno.
Una delle sperimentazioni più innovative, della quale si parlerà in un convegno giovedì 20 aprile 2006 alle ore 9.00 presso l’Aula Magna del Centro Servizi Didattici della Facoltà di Medicina e Chirurgia, è il vaccino HIV/AIDS basato sulla proteina Tat (una componente fondamentale del virus). Relatrice sarà la prof.ssa Barbara Ensoli, Direttore del Centro Nazionale AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma, che ha messo a punto il vaccino. Il convegno, patrocinato dal Comitato Nazionale Unicef, avrà inizio con l’incontro, aperto alla cittadinanza, con la prof.ssa Ensoli, per poi proseguire alle 11.00 con la Lezione Magistrale sulla sperimentazione finora eseguita.
“Come tutti immaginano, l’argomento è veramente di grandissimo interesse. Si tratta di un vaccino completamente made in Italy – come spiega il prof. Andrea Cossarizza, immunologo del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – composto da Dna ricombinante che, una volta iniettato nell’organismo, fa produrre una piccola parte della proteina Tat, che viene riconosciuta dall’organismo come estranea, e contro la quale viene indotta una forte risposta immunitaria. Sostanzialmente si può definire questo vaccino come una immunoterapia specifica che ha lo scopo di aiutare il sistema immunitario a controllare meglio l’infezione.”

Degli importanti successi scientifici ottenuti dal vaccino Hiv/Aids, sperimentato in una prima fase in quattro centri italiani (al Policlinico Umberto I di Roma, al S. Gallicano ed allo Spallanzani di Roma ed all’Ospedale S. Raffaele di Milano), si parlerà appunto nel corso dell’incontro, presieduto dai proff. Roberto Esposito ed Andrea Cossarizza.
“Il vaccino terapeutico anti-Tat- continua il prof. Andrea Cossarizza-, pur non essendo probabilmente il rimedio finale contro l’Hiv, potrebbe ridurne l’infettività, e quindi la gravità dell’infezione. Se, come tutti auspichiamo, i successi ottenuti finora saranno confermati dalle ulteriori e necessarie fasi di sperimentazione clinica, si potrebbe davvero sperare in un più roseo futuro per le persone infettate da Hiv e per gli ammalati di Aids di tutto il mondo. Va sottolineato anche che la tecnologia utilizzata per produrre il vaccino, tra le più avanzate oggi disponibili, consente di contenere moltissimo i costi di produzione, con ovvi possibili benefici anche per le popolazioni del Terzo Mondo, dove l’infezione da Hiv è oggi un problema assolutamente drammatico”.

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