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23 maggio 2006

Anche libero va bene

“I bambini ci guardano” s’intitolava un film di Vittorio De Sica. E guardando con piacevole stupore “Anche libero va bene”, opera prima di Kim Rossi S“I bambini ci guardano” s’intitolava un film di Vittorio De Sica. E guardando con piacevole stupore “Anche libero va bene”, opera prima di Kim Rossi Stuart, ci accorgiamo che qui è un bambino di undici anni, Tommaso, a guardare non senza giudizio le gesta dei più grandi, in questo caso di un padre, Renato, e di una madre, Stefania, due genitori ognuno con le proprie colpe e risentimenti. Da quando la mamma di Tommaso è scappata via di casa, la vita familiare di padre (Rossi Stuart) e figli (Tommaso e la sorella Viola) non è semplice: tra gioie e dolori, momenti di svago e attimi di sconforto per un’esistenza all’insegna del sacrificio, ogni personaggio, a partire proprio dal piccolo Tommy, sembra andare avanti lungo la strada della routine quotidiana, ligio al dovere che lo attende. Renato alle prese con i suoi grattacapi da capofamiglia, Tommaso impegnato con la scuola e l’odiato nuoto impostogli dal padre e Viola, figlia all’apparenza felice ma senza punti di riferimento in mancanza di una figura femminile che la comprenda in quanto donna. Il film è delicato nel renderci partecipi di queste solitudini alla ricerca di un’unità familiare che stenta a concretizzarsi dinanzi alla frammentarietà dei rapporti interpersonali. In questo fine studio psicologico, encomiabile è stato lo sforzo di Kim Rossi Stuart attore, nel recitare la parte di un padre che non si risparmia, in quanto a intransigente violenza, agli occhi del figlio, forse il più disincantato di tutti, ma ancora forte delle illusioni che lo rendono vivo. E sono proprio le pericolose escursioni sul tetto di casa a darci il senso del suo vivere, troppo presto intaccato dagli inevitabili schiaffi della vita. Ecco dunque il maggior pregio di questo gran bel film italiano (nonostante qualche breve caduta di tensione narrativa), sbarcato da qualche giorno anche a Cannes: il coraggio di non esimersi dal rendere sullo schermo la durezza cui andrà incontro una semplice famiglia del nostro tempo, alle prese con il quotidiano tirare a campare di ogni singolo essere umano. Qualcuno ha parlato di un’eccessiva chiusura intimista della pellicola: nient’affatto, in particolare alla luce di una storia di ampio respiro che ben rappresenta l’Italia di oggi, forse ancora troppo indifferente agli sguardi disincantati dei nostri bambini.

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