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17 maggio 2006

Carmen Consoli “live” in Roma

La “Cantantessa”, come ama farsi chiamare Carmen Consoli, o la ami o la odi; e lei non fa certo granchè per compiacere i suoi detrattori: questo è p
La “Cantantessa”, come ama farsi chiamare Carmen Consoli, o la ami o la odi; e lei non fa certo granchè per compiacere i suoi detrattori: questo è poco… ma sicuro!
Dapprima, ad esser sincero, non piaceva molto neanche al sottoscritto: abituato al timbro da usignolo di Kate Bush, non riuscivo ad accettare quella voce roca e spigolosa, nonostante le musiche accattivanti ed i testi semplicemente “sublimi”.
Sono rimasto a rimirarla da lontano, come intimorito, fino al giorno in cui mi è capitato -lo ricordo come fosse ieri- di trovare uno dei suoi lavori discografici all’interno di un grosso supermercato, in vendita per pochi euro.
Comprato il CD, di cui naturalmente non svelerò il titolo (a voi il merito di indovinare…), l’ho tolto dal cellophane e, non avendo possibilità di ascoltarlo subito, a causa di un guasto all’autoradio, mi sono messo a leggere i testi sulle pagine del libretto.
Una vera rivelazione.
… e da quel giorno, anch’io sono entrato a far parte della schiera di appassionati che considerano la “terribile” catanese una artista completa ed irrinunciabile, un piccolo gioiello per intenditori.
Ieri, 15 maggio, per Carmen è stato un giorno senz’altro degno di nota.
Non solo l’applauditissimo concerto al Palalottomatica di Roma; ma anche un riconoscimento che testimonia l’impegno della giovane nei confronti del sociale: è stata infatti nominata da Antonio Sclavi, presidente dell’UNICEF Italia, “Goodwill Ambassador” con l’importante compito di “sensibilizzare e coinvolgere l’opinione pubblica sui problemi dell’infanzia e dell’adolescenza, testimoniando e promuovendo con il suo impegno nel mondo della cultura, della musica e dello spettacolo la solidarietà e il sostegno alle iniziative dell’UNICEF”.
Ma veniamo al resoconto dell’attesa data romana della tournée “Dal Simeto al Tamigi”, cui ho avuto la fortuna di assistere insieme alla maggiore delle mie sorelle, Flora.
Nonostante l’apertura dei cancelli alle 19,00 il concerto è cominciato soltanto poco dopo le 21,30 con un breve intervento (poco più di mezz’ ora) dei Lautari, gruppo etno-folk formato da ragazzi anch’essi siciliani.
La protagonista della serata, una splendida ragazza dai lunghi capelli corvini, sale sul palco, da brava “primadonna”, quando le 22,00 sono ormai passate da una buona manciata di minuti, per deliziare i presenti, accompagnandosi con una chitarra folk e la grinta di sempre, fino ad oltre la mezzanotte.
La performance, studiata fin nel dettaglio, è ben suddivisa tra vecchio e nuovo repertorio.
Viene dato ampio spazio ovviamente alle canzoni di “Eva contro Eva”, ultimo lavoro uscito da pochi giorni, tra i cui brani riconosco “Tutto su Eva”, ottima ballata dall’incedere altalenante, “Maria Catena”, un 3/4 acustico impreziosito da fiati e percussioni, la tetra (a differenza del nome…) “La dolce attesa”, che ricorda un po’ l’amarezza pungente di “Fiori d’arancio” (peraltro presente anch’essa in scaletta).
Con “Sulle rive di Morfeo”, Carmen sfiora i territori sacri del jazz (avrei preferito però la Buckleyana, “Preghiera in gola”); il primo singolo tratto dal CD, “Signor Tentenna”, risulta senz’altro migliore dal vivo, acquistando una verve che purtroppo perde un po’ nella versione in studio.
“Il pendio dell’abbandono”, con il suo ritmo incalzante a metà strada tra Sud America e Medio Oriente, e la dolce ballata “Il sorriso di Atlantide”, riassumono un po’ il manifesto del nuovo corso prettamente acustico, con ampie concessioni all’etnica, intrapreso dalla Consoli.
Non a caso anche quando sono stati proposti i vecchi capolavori, quali “Venere”, la già citata “Fiori d’arancio”, “Matilde odiava i gatti” o “Confusa e felice”, Carmen continua ad imbracciare la chitarra folk, con non poco sconforto dei più “nostalgici” e di chi anni fa la paragonava addirittura a Patty Smith.
Ma il dado e tratto; sterili sentimentalismi non valgono a corrompere la scelta stilistica intrapresa, com’era logico attendersi, senza compromessi.
Non a caso non era presente in scaletta la storica “Amore di plastica”…
Non è sempre tempo di punk, nè di chitarre distorte… specialmente se, come la giovane trentenne, si è scelto di essere coerenti con la propria crescita artistico/culturale e non sottomessi al music business.
Carmen Consoli, che vi piaccia o no la sua voce, è un’artista sincera e come tale va apprezzata ed applaudita, senza inutili risentimenti o sciocchi pregiudizi.

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