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17 maggio 2006

Catanzaro: Il rimodellamento cardiaco e vascolare

Le nuove tecniche di rimodellamento cardiaco e vascolare sono state al centro del secondo appuntamento dei Seminari di Medicina e Chirurgia CardiovascLe nuove tecniche di rimodellamento cardiaco e vascolare sono state al centro del secondo appuntamento dei Seminari di Medicina e Chirurgia Cardiovascolare dell’Università Magna Græcia, giunti ormai alla terza edizione.

Biotecnologie, genomica, proteomica, biologia molecolare, biochimica: un insieme di saperi integrati ,ormai indispensabili per un approccio moderno alla cura di diverse patologie, tra cui anche quelle cardiovascolari.

Il ciclo di seminari, organizzato dall’Unità Operativa di Cardiochirurgia, diretta dal professor Attilio Renzulli, e patrocinato dall’Università Magna Græcia e dall’Azienda Ospedaliera Universitaria Mater Domini, ha visto tra i partecipanti numerosi docenti dell’Università Magna Græcia, esperti e studiosi provenienti dalla Seconda Università degli Studi di Napoli, dall’Università di Genova, dall’Università svedese di Lund, dall’Istituto di ricerca italiano Prassis Sigma Tau.

“Utilizzare le tecnologie più moderne, tra cui genomica e proteomica, – ha detto il professor Antonino Cascino, docente di Biologia molecolare alla Seconda Università di Napoli – è chiaramente l’unico sistema per avere dei dati significativi su cui agire. Possiamo studiare per questo in prospettiva quali target e quali bersagli colpire o con un farmaco oppure con il DNA per bloccare un gene ad esempio, o altro, e quindi capire come ottenere alla fine un rimodellamento dell’arteria che sia meno problematico dal punto di vista funzionale. Ecco perché – ha aggiunto Cascino – è nata una forte collaborazione nata tra la Seconda Università di Napoli e l’Università Magna Græcia per sviluppare un modello che prevede un intervento facilmente misurabile, per studiarne poi le conseguenze. Un approccio integrale quindi, non più un approccio in cui ciascuno fa un esperimento a sé, bensì un modello in cui confluiscono più discipline e professionalità. Servono, infatti, le competenze del medico, del cardiologo, del chirurgo, dell’anatomo-patologo, del farmacologo e del biologo molecolare. La biologia molecolare fornisce, infatti, gli strumenti per poter controllare un processo così complesso.”

“Questa è l’ennesima dimostrazione – ha detto il professor Rocco Savino, docente di Biologia molecolare all’Università Magna Græcia – del fatto che il futuro della medicina moderna, della medicina molecolare, passi attraverso l’integrazione dei saperi. Oggi, infatti, il chirurgo da solo non basta più, il chirurgo deve, infatti, interagire con il biologo molecolare, con il biofisico, il biochimico. Una pianificazione della ricerca nell’ottica dell’integrazione delle competenze e della collaborazione tra i vari aspetti del sapere per giungere così all’obiettivo finale che è la cura del malato”.

“Un argomento importante per questo secondo appuntamento – ha detto il professor Renzulli, coordinatore scientifico dell’iniziativa – che traccia tutti quelli che sono gli ultimi studi relativi alla cura della patologia dell’endotelio vascolare, nel tentativo di migliorare i risultati a distanza della chirurgica cardiovascolare e della cardiologia interventistica. In questa lotta contro le malattie cardiovascolari non è più né il chirurgo né il cardiologo da solo ad affrontare il problema bensì è un lavoro di equipe, che coinvolge oltre a tutte le specialità cliniche interessate direttamente, anche i biologi, i biologi molecolari, i biochimici e tutti gli altri specialisti della ricerca di base. Solo impiegando tutte le forze e risorse umane a disposizione – ha evidenziato Renzulli – si potrà risolvere un problema come quello del rimodellamento arterioso. Un approccio integrato al sapere che trova nel nostro Campus, luogo di incontro e scambio tra professionalità ed esperienze diverse, la massima realizzazione, grazie al progetto scientifico voluto dal Rettore Salvatore Venuta. Un approccio che permette il miglioramento delle conoscenze e la possibilità di trasferire in ambito clinico terapie adeguate per la cura di patologie delicate e particolari.”

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