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10 maggio 2006

Il nuovo assetto istituzionale italiano

Mentre scriviamo, i mille e dieci grandi elettori, riuniti nell’emiciclo di Montecitorio, devono ancora decretare l’elezione del nuovo presidente

Mentre scriviamo, i mille e dieci grandi elettori, riuniti nell’emiciclo di Montecitorio, devono ancora decretare l’elezione del nuovo presidente della repubblica.
Dall’elezione dei presidenti della Camera e del Senato, e conoscendo i nomi dei candidati più gettonati per raggiungere il Quirinale, crediamo comunque di poter azzardare alcune valutazioni sul nuovo assetto istituzionale che il nuovo parlamento sta dando al paese.
Le elezioni del leader del Partito della Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti, e di un esponente di spicco della componente cattolica dell’Ulivo, Franco Marini, rispettivamente alla Camera e al Senato dimostrano inequivocabilmente (a parere non solo nostro, basti prendere in considerazione le identiche valutazioni fatte da Piero Ostellino sulle pagine del Corriere della Sera) la volontà della nuova maggioranza di compattarsi il più possibile, al fine di limitare i danni derivanti dall’esiguo vantaggio numerico detenuto al Senato e, nel contempo, mostrare la volontà di portare avanti un profilo politico particolarmente forte, anche rischiando da subito uno scontro duro con l’opposizione.
Per quanto riguarda la presidenza della repubblica, si è capito che la scelta ormai dovrà cadere su un diessino. D’Alema o Napoletano, però, rappresentano due inclinazioni diverse in rapporto al modo in cui si vorrà intendere il ruolo del futuro capo dello stato.
Il senatore a vita Napoletano ha un’età di tutto rispetto, 81 anni, e durante la propria carriera politica non si è mai troppo allontanato dall’atteggiamento grigio tipico della nomenklatura vetero e post comunista alla quale è sempre appartenuto. Da lui ci si può aspettare un settennato sulla falsariga di quello appena trascorso per quanto riguarda la volontà di mantenere il rispetto per la carta costituzionale così com’è e come è sempre stata, ovviamente senza la possibilità di poter contare sull’immediata simpatia popolare che Ciampi era in grado di suscitare. Ci ritroveremmo un rispettabilissimo notaio, zelante difensore dello status quo costituzionale.
Con D’Alema, e ancora una volta dobbiamo dirci d’accordo con Ostellino, la figura del presidente della repubblica acquisterebbe un profilo molto meno legato al passato.
L’attuale presidente Ds, infatti, non solo è ancora abbastanza giovane, 57 anni, ma ha già dimostrato in passato, con il suo ruolo di presidente della commissione bilaterale per la riforma della Costituzione nel ’98, la propria disponibilità a favorire un processo di revisione degli aspetti più anacronistici della nostra carta costituzionale, anche quelli contenuti nella prima parte, riguardante i principi fondamentali e i diritti e doveri dei cittadini.
Pur guardando con favore alla presenza di un presidente della repubblica meno “nonno della patria” e più protagonista delle riforme, però, è il caso di ricordare che ci troviamo pur sempre in una repubblica parlamentare e che la responsabilità di qualsiasi tipo di cambiamento costituzionale non potrà che gravare per lo più sulle spalle del nuovo Parlamento. Il capo dello stato D’Alema potrebbe essere uno sprone a prendere una direzione giusta, ma non si deve pensare che basti da solo.

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