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22 maggio 2006

Il petrolio è alle stelle? I vulcani ci possono salvare!

Sfruttare il calore vulcanico proveniente dalle viscere della terra per produrre energia pulita. Dopo il vento, il sole e le maree, la nuova frontieraSfruttare il calore vulcanico proveniente dalle viscere della terra per produrre energia pulita. Dopo il vento, il sole e le maree, la nuova frontiera dell’energia è proprio sotto i nostri piedi, nel sottosuolo. In Islanda, patria di zone geotermali, geyser e vulcani, è un processo che va avanti da anni e permette di riscaldare il 90% delle abitazioni. Questo sistema geotermico è di semplice attuazione. L’acqua piovana penetra nel terreno attraverso fratture e spaccature superficiali, e man mano che scende in profondità si riscalda per la presenza di masse magmatiche calde. Le stazioni geotermiche in superficie sono poi capaci di produrre elettricità sfruttando il vapore estratto dai pozzi profondi anche 1000-2000 metri, dove l’acqua raggiunge i 200º C di temperatura.
Adesso, però, gli “isolani” si spingono oltre. O meglio, più in profondità. Grazie al progetto IDDP (Iceland Deep Drilling Project) i ricercatori andranno a caccia della cosiddetta “acqua supercritica”, una via di mezzo tra il vapore e l’acqua fluida, caratterizzata da un’enorme quantità di energia. Così trivelleranno la crosta terrestre fino a raggiungere i 4 km dalla superficie. Un progetto tanto ambizioso quanto costoso: 20 milioni di dollari per ottenere 10 volte più energia rispetto ai progetti precedenti e divenire il Paese più “pulito” entro il 2010.
Si può puntare anche in Italia sulla geotermia?
SI DEVE! Siamo infatti ancora troppo legati a gas, carbone e petrolio, ed in ritardo rispetto a Svezia, Svizzera e Germania. Paesi avanzati nel settore geotermico.
Oltre alle centrali di Larderello e Monte Amiata, in Italia ci sono molte zone tenute sotto controllo: a Latera è stato attivo un impianto, oggi non più funzionante; Vesuvio ed Etna non danno importanti prospettive in quanto bisognerebbe andare in profondità con l’incertezza di trovare fluidi caldi. In Campania, nel nord del Lazio e a Vulcano sono state rinvenute temperature interessanti ma non c’è permeabilità della roccia e non si è in grado di produrre energia elettrica.
È tuttavia in fase di approvazione un progetto Acea-Miur per inserire nel terreno scambiatori termici e pompe di calore da usare per scaldare gli ambienti. Questi impianti pilota, economicamente convenienti, troveranno posto presso il dipartimento di Geologia e l’ex mattatoio (Roma Tre), alla Bufalotta e nella città dello sport di Tor Vergata. I nuovi studi contribuiranno inoltre a realizzare la prima Mappa Geotermica di Roma.

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