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4 maggio 2006

Istituto di ricerche sulla combustione

In una regione come la Campania, insediata non poco dall’annoso problema “rifiuti”, la presenza dell’Istituto di Ricerche sulla Combustione (Irc)

In una regione come la Campania, insediata non poco dall’annoso problema “rifiuti”, la presenza dell’Istituto di Ricerche sulla Combustione (Irc) con sede a Napoli assume una notevole importanza. In particolar modo alla luce della volontà, più volte espressa, di costruire quei termovalorizzatori che ci permetterebbero di ricavare energia dalla nostra stessa immondizia. Questi impianti, detti anche inceneritori, utilizzano infatti i rifiuti solidi urbani come combustibile (Cdr) per produrre calore. “L’Istituto è riuscito ad avviare una cultura della combustione che ha come parole chiave bruciare meno, bruciare diversificato, bruciare meglio”, ha dichiarato alle pagine del Corriere Del Mezzogiorno Gennaro Russo, direttore dell’Irc, nonché ingegnere chimico e docente all’Università Federico II. E con un occhio anche ai rischi ambientali, “negli odierni termovalorizzatori è prevista proprio una sezione di trattamento dei fumi che ha lo scopo di contenere entro i limiti di emissione previsti dalla normativa le concentrazioni di inquinanti”, continua il professor Russo. Istituito nel 1968 con decreto del Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), l’Irc, guidato fino al 1993 dal professor Leopoldo Massimilla, annovera 52 unità di personale strutturato, tra cui 21 ricercatori e tecnologi ed un numero variabile di borsisti, tesisti e collaboratori a tempo determinato. Cinque sono le aree di lavoro dell’istituto: 1) “chimica e diagnostica della combustione”, per rilevare classi di inquinanti sottoforma di gas, aerosol e vapori all’interno e allo scarico dei sistemi di combustione; 2) “tecnologie e processi di combustione di liquidi ad alto rendimento e basso impatto ambientale”, per la riduzione dell’inquinamento prodotto da idrocarburi in bruciatori per il riscaldamento domestico o in turbine a gas; 3) “combustione e gassificazione di combustibili solidi fossili ed alternativi”, essenziale per la corretta progettazione ed esercizio delle caldaie; 4) “materiali e processi catalitici di interesse nelle tecnologie di combustione”, per il controllo delle emissioni gassose inquinanti nella combustione di idrocarburi; 5) “risanamento ambientale e prevenzione dei rischi derivati dall’uso di combustibili e materiali pericolosi”, in seguito ad eventuali rilasci di sostanze tossiche. E intanto, a riprova della qualità anche di alcuni nostri centri di ricerca, basti pensare che l’Irc collabora niente di meno che con il Massachusetts Institute of Technology (Usa), la Sandia National Laboratories (Usa), il Department of Fuel and Energy della University di Leeds (Uk), il Laboratorie de Combustion et Systemes Reactifs e l’Istitut de Recherches sur la Catalyse del Cnrs (Francia). Per non parlare della nascita nel 1995, sempre presso l’Irc di Napoli, del Gruppo Nazionale per la Difesa dai Rischi Chimico Industriali ed Ecologici (GNDRCIE), nell’ambito della convenzione fra il Dipartimento della Protezione Civile ed il CNR.

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