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31 maggio 2006

Sheva traditore . . . come Ronaldo

Agosto del 2002. Luiz Nazario da Lima Ronaldo, dopo cinque anni e due scudetti persi, lasciò l’Inter per andare al Real Madrid. Lasci&ograv

Agosto del 2002. Luiz Nazario da Lima Ronaldo, dopo cinque anni e due scudetti persi, lasciò l’Inter per andare al Real Madrid. Lasciò l’Inter con in mano una Coppa UEFA e tre anni passati ad essere curato dai suoi infortuni a spese di Massimo Moratti. Ripresosi fisicamente e dopo un Mondiale da protagonista, scappò per andare a vincere (poco) tra i Galacticos. Giustificò la scelta con il precario rapporto esistente tra lui e l’allenatore, che aveva il torto di non trattarlo da Re, ma di metterlo allo stesso livello di un Gresko qualsiasi. Lasciò e tradì i tifosi della Beneamata che ne avevano fatto un idolo. Lui, il Fenomeno, era il simbolo della speranza nerazzurra. Insostituibile. Neanche Adriano ha potuto tanto e non potrà in futuro.
Andriy Shevchenko fu tesserato dal Milan nel 1999. Alle spalle una stagione da protagonista con la sua Dinamo Kiev, portata fino alle Semifinali di Champions League da capocannoniere della competizione. Ma non era ancora nessuno. Al Milan si completò, vinse il titolo di bomber massimo della SerieA due volte (2000 e 2004), divenne la stella della squadra e col tempo anche uno dei leader. Vinse cinque trofei tra Italia ed Europa, più il Pallone d’Oro. Ora, come Ronaldo, va ai Mondiali e lascia, dando la “colpa” . . . al bene della sua famiglia.
Il punto è: nessuno dice che non si debba andar via, ma bisogna farlo con rispetto e con onore, da vincitori e non da perdendi; bisogna poter dire «Ecco, ho raggiunto l’obbiettivo, puoi esser soddisfatto di me, me ne vado avendoti lasciato il sorriso sulle labbra».
Se Ronaldo nel 2002 avesse portato l’Inter allo Scudetto, avrebbe potuto imporre legge. Fu comprato per far divenire l’Inter campione d’Italia e non lo ha fatto. Se ne è andato da sconfitto. E per questo da traditore.
Roberto Mancini nel 1997 lasciò la Sampdoria dopo averle regalato uno Scudetto, una Coppa delle Coppe ed un secondo posto in Coppa dei Campioni (solo per citare i risultati più rilevanti), ma lasciò Genova in un periodo in cui la Samp era in crisi (e passò alla Lazio a parametro zero). Come sorprendersi se ogni volta che torna in Liguria lo bombardano di fischi?
Si dirà: Sheva ha regalato al Milan molti trionfi. Si, però negli occhi del tifoso rossonero oggi non c’è il rigore segnato a Manchester, quanto quello sbagliato ad Istambul. Non lo Scudetto vinto nel 2004, quanto quelli non vinti negli ultimi due anni. Se a Sheva avessero convalidato quel gol al Nou Camp nella Semifinale di ritorno in Champions, forse la Storia sarebbe cambiata, il Milan oggi sarebbe campione d’Europa e la sua stella più luminosa avrebbe potuto dire «Vado via per il bene della mia famiglia e lo faccio da vincitore». Invece, se ne va sconfitto. Al Chelsea del miliardario (di euro) Abramovich, il che dà pure fastidio.
Il calcio è fatto di idoli. Il Milan berlusconiano piantò un paletto con su scritto MARCO VAN BASTEN. Per anni si è tentato di sostituirlo: Massaro, Weah, Kluivert, Bierhoff. Poi giunse Sheva, inatteso forse. Ora lascia così.
La mente del tifoso cerca un nome. I giornali parlano di Henry, Adriano, Eto’o, Drogba, Ibrahimovic, Suazo . . . No, non sarà una stella affermatissima a farli sognare, ma qualcuno che sia capace di identificarsi e di farsi identificare per la sua “verginità”. Henry è un campione già affermatissimo, Adriano è dell’inter, Eto’o si presenterebbe con la Coppa che doveva esser rossonera in mano . . . . .
Vengono in mente nomi di cui non si sente affatto parlare: Cassano e Tevez. L’indomabile barese, uno dei tre talenti più limpidi usciti negli ultimi anni, ancora alla ricerca di se stesso. Il nuovo Rivera?
L’argentino che non ha ancora visto l’Europa, giovane e spavaldo, passionale e tatticamente simile ad Andriy.
Andriy Shevchenko . . . . . lui che ha fatto sognare la Milano rossonera e che ora deve esser sostituito. Ma si può sostituire un idolo? Si può programmare un sogno?

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