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5 maggio 2006

Torna “The Fog”, 25 anni dopo

Torna “The Fog”, remake di un classico del maestro del brivido John Carpenter, 25 anni dopo; ma… ce n’era davvero bisogno?
Sì, la domandTorna “The Fog”, remake di un classico del maestro del brivido John Carpenter, 25 anni dopo; ma… ce n’era davvero bisogno?
Sì, la domanda è sensata, perchè, al di fuori della nebbia “comune” (quella che purtroppo ricorre con una frequenza decisamente maggiore), anche di questa nebbia per così dire “incantata”, dalla malvagità tanto cruenta quanto legittima, non credo necessitasse una riedizione.
Per valutare con assoluta imparzialità questa uscita cinematografica, ho provveduto a rintracciare in DVD la versione originale del 1980, ed a gustarmi, da buon appassionato del genere, entrambi i lavori, senza inutili pregiudizi o preconcetti.
Va detto innanzi tutto che la trama della versione girata da Rupert Wainwright (già noto per “Stigmate” del 1999) rispetta quasi in tutto la pellicola originale.
Ad Antonio Bay, ridente cittadina situata su un’isoletta della California, è il 21 aprile 1980, ossia il centenario esatto dalla sua fondazione; e tutta la popolazione è in procinto di rendere onore e gloria al ricordo dei padri fondatori, con festeggiamenti e celebrazioni di ogni sorta.
Purtroppo la festa verrà… ehm… “disturbata” da qualcuno che cent’anni prima era stato vittima di uno “scherzo” di pessimo gusto, proprio ad opera dei signori di cui sopra.
Questa inesorabile vendetta, avanza del tutto indisturbata verso le case di Antonio Bay, favorita dal candido abbraccio della nebbia, portando con sè, ad ogni passo, un nuovo cadavere ed un nuovo tassello di quel puzzle, che al termine del film chiarirà ai superstiti (ed agli spettatori), il motivo reale di tanto spargimento di sangue.
Non si può dunque accusare Wainwright di aver stravolto la narrazione; l’unica variazione, peraltro neppure troppo deprecabile, la troviamo alla fine del film, dove l’horror si tinge di commedia romantica… ma ce lo aspettavamo sin dall’entrata in scena della bionda Elizabeth, che la giovane non sarebbe stata barbaramente sventrata al pari dei suoi concittadini…
La critica che invece mi sento di muovere al regista è a monte: perchè mai scegliere di girare nuovamente un film che era già perfetto 25 anni fa?
Certo, gli effetti speciali che si sono potuti utilizzare oggi, non hanno davvero nulla a che vedere con quelli a disposizione di Carpenter; non si discute che i “cattivi” della pellicola originale, in confronto ai mostri creati al computer, sembrano degli spaventapasseri, dei burattini malamente assemblati; la stessa nebbia, a differenza che nell’originale, dove a tratti ricorda il fumo illuminato al neon di qualche discoteca di terz’ordine, riesce davvero a convincerci di una sua reale ed autonoma entità malevola…
Tuttavia l’atmosfera che trasuda dalle scene girate nel 1980, quella che si respira sin dall’inizio, dal racconto del vecchio marinaio sulla spiaggia (stranamente tagliato da Wainwright), a mio avviso è ciò che rende il film uno dei capisaldi del genere.
E l’atmosfera non credo sia qualcosa che si ottiene con gli effetti speciali, nè con il trucco più avvenirista o con particolari tecniche di montaggio.

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