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7 giugno 2006

Le voci dei ribelli: violenze nelle banlieus francesi

Era ormai da tempo che tutto taceva dopo quel caldo mese di ottobre in cui le guerriglie urbane erano all’ordine del giorno. Nei giorni scorsi que

Era ormai da tempo che tutto taceva dopo quel caldo mese di ottobre in cui le guerriglie urbane erano all’ordine del giorno. Nei giorni scorsi quel fuoco che ormai si credeva spento si è riacceso, la rivolta, che era iniziata nelle banlieus, si è diffusa a macchia d’olio in tutta la nazione: da Marsiglia a Dijon, da Parigi al resto del paese.
Le banlieus, sono dei quartieri operai, le periferie cittadine, una realtà di relegazione e senza futuro per i suoi abitanti; i giovani che provano ad uscire da questi quartieri e tentano di avvicinarsi al centro vengono fermati dalle forze dell’ordine per controlli che sfociano molte volte in animati alterchi.
Queste agitazioni sono da leggere come la diretta conseguenza di uno stato di malessere dovuto alle critiche situazioni economiche e sociali in cui versano questi giovani che non hanno trovato una completa integrazione. Si tratta, per la maggior parte, di figli di immigrati già regolarmente cittadini francesi, gente che si sente respinta, emarginata dalla società in cui vive e con cui vorrebbe interagire anziché esserne esclusa.
Queste sommosse non sono il frutto si una criminalità organizzata ma semplicemente di episodi di violenza che mettono insieme gli animi esasperati di ragazzi che reagiscono facendo esplodere la collera. É la disperazione che parla, che agisce, che degenera portando ad atti vandalici: macchine in fumo, vetrine infrante e danni a stazioni di autobus.
Le loro manifestazioni possono esser spiegate come conseguenza di precedenti proteste rimaste insoddisfatte; si ricordi la morte dei due adolescenti in una cabina elettrica in cui si erano rifugiati per sfuggire ad un controllo della polizia.
Questo incubo domina ormai sulle scene dell’intero paese, divenendo pericolosamente preoccupante tanto che molti hanno addirittura parlato del rischio di una guerra civile. Bisogna quindi sfatare il mito del modello francese di serena e completa integrazione e chi crede che il tutto abbia garantito progressi sociali e abbia offerto ai figli degli immigrati tutti i diritti riservati ai francesi ha una buona occasione per ricredersi. Può darsi che tutto questo caos nelle strade sia una sorta di appello di soccorso verso una società distratta nei confronti dei più disagiati.
Il governo francese ha preso delle misure di sicurezza, delle precauzioni; il ministro dell’interno Sarkozy ha ripristinato una legge del 1955, appoggiato dal premier Villepin, rendendola operativa al fine di ripristinare la calma e garantire la protezione degli abitanti.
Ci sono centinaia di poliziotti che circondano la città ed a poco a poco è tornata la calma ma quando la tensione sarà scesa e i poliziotti andranno via, ci si interroga relativamente a quelle che saranno le sorti del paese e se si riuscirà mai a raggiungere la tanto bramata integrazione.

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