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6 giugno 2006

Spariranno i concorsi dall’università?

I professori verranno assunti tramite un semplice colloquio

Ecco una cosa che non riesco proprio a mandare giù: i concorsi unive

I professori verranno assunti tramite un semplice colloquio

Ecco una cosa che non riesco proprio a mandare giù: i concorsi universitari. Del resto nessun tipo di concorso mi risulta simpatico per motivi precisi: non premiano quasi mai il merito e hanno dato origine ad una società basata su un mondo del lavoro falsato, in cui i meritevoli stanno spesso a a casa o lavorano in maniera precaria e non in merito alla loro bravura e competenza e quelli “ raccomandati”, con amicizie più o meno potenti, intrallazzi e che gestiscono o sono al centro di “inciuci” più o meno determinanti, vanno avanti.
Così il parente che fa il funzionario di, il cognato ( molto conosciuto in paese ) che prende l’appalto per, l’amica, che ha qualche santo in paradiso che in un colpo solo, dopo che tu ci hai provato per 15 anni, si ritrova a fare il dottorato di ricerca.
Pochi i professori che osano, che prendono ragazzi e che hanno fiducia ma anche lì, se si fanno concorsi interni all’università i primi ad essere presi sono loro. Quelli esterni tutto viene deciso prima.
Perché allora continuare?
Ma in tutta Europa è così?
Continuare si deve altrimenti non c’è via d’uscita: con il nuovo governo, poi, come sottolinea il sottosegretario all’istruzione Luciano Modica, c’è forse un filo di speranza, dal momento che la precedente disastrosa riforma Moratti sta avendo già diversi cambiamenti nei suoi punti critici. Modica, in un’intervista con Repubblica dice : Quello che vogliamo cambiare è la filosofia della riforma: vogliamo persone più giovani a fare i professori ed una carriera fatta in base al merito. Il problema infatti è quello di andare a modificare le norme che noi riteniamo non essere adatte al corretto funzionamento dell’università. Posso fare due esempi: riteniamo che l’aumento delle posizioni dei ricercatori a tempo determinato non sia una buona norma, perché li minaccia sulla lunga distanza. Stessa situazione per i concorsi nazionali: non ci convincono. Li abbiamo sperimentati per 18 anni e non hanno mai funzionato bene. Non dico che quelli introdotti da Berlinguer sono migliori, perché non funzionano nemmeno quelli… però le cose che non vanno crediamo che vadano immediatamente cancellate. In ogni caso tengo a ribadire che i decreti sono ministeriali, ma per tutto il resto è il Parlamento, e non il singolo Ministero, che deve decidere”.
Chi vorrà restare all’università dovrà fare colloqui come per qualsiasi altro lavoro. Questa è un’ipotesi che, se le cose, come dicono Modica e Mussi, il ministro dell’Istruzione, cambieranno e si sceglierà di tornare alla meritocrazia, potrebbe essere anche attendibile.
Del resto, in Europa è così. Non si fanno concorsi. Si fanno colloqui basati sul merito, sulla bravura, sulle capacità. Il ragionamento comune è appunto, se io a fare il professore ci metto il figlio dell’amico del cognato di, chi mi garantisce che questo tizio è bravissimo e perfetto per quel ruolo? Lo garantisce l’amico del cognato del parente di…ecc. Questo ha un solo nome, cioè mafia. Mafia universitaria e mafia in generale, in tutto il sistema dei concorsi in Italia legato al settore pubblico.
Diciamoci la verità, a chi non è capitato di restare basiti di fronte a parecchi dipendenti pubblici e universitari completamente incompetenti?
La risposta è una sola, aboliamo i concorsi.
Forse, come dicevo, una speranza c’è e non cercheremo di non dimenticare, andando avanti e facendo il nostro lavoro con un pizzico di fiducia anche se la riforma Moratti, dopo aver fatto chiudere interi Dipartimenti e tagliato una gran quantità di fondi ( destinati soprattutto al sud ), ci aveva completamente fatto cadere in depressione.

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