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9 giugno 2006

Staticità e disuguaglianze. Il Censis boccia l’italia

Il Censis dedicherà il mese di giugno al tema della mobilità sociale in Italia. Quattro incontri, a cadenza settimanale, affronteranno iIl Censis dedicherà il mese di giugno al tema della mobilità sociale in Italia. Quattro incontri, a cadenza settimanale, affronteranno i problemi legati alla differenziazione dei ceti, mostrando i risultati di alcune indagini. Secondo i dati strutturali del fenomeno, la staticità professionale coinvolge oggi il 40,8% dei lavoratori italiani.
La classe di origine continua ad influire in maniera rilevante sulle possibilità professionali dei cittadini italiani. Nella grande maggioranza dei casi la famiglia costituisce ancora un limite alle opportunità di movimento nello spazio sociale. Il nostro Paese, insieme a Francia, Germania e Irlanda, è fra i più rigidi d’Europa; dalla parte opposta si collocano Svezia, Norvegia e Paesi Bassi.
L’unico fenomeno rilevante di mobilità in Italia consiste nel riversamento degli ultimi cinquant’anni dalla classe operaia nel ceto medio. In realtà si è trattato di un movimento solo apparente, perché guidato dai cambiamenti intervenuti nella struttura della nostra società. L’allargamento delle basi della classe media, in particolare con il boom del terziario durante gli anni del benessere, ha prodotto un ridimensionamento della classe inferiore. Non si può perciò parlare di un fenomeno di scalata sociale, ma di un passaggio ad un gradino superiore, guidato da un più generale movimento dell’intero corpo sociale.
I dati a disposizione del Censis parlano anche della maggiore difficoltà incontrata dalle donne a migliorare la propria posizione, specie quelle provenienti dalla classe più bassa, che per buona parte dei casi finiscono per fare le casalinghe.
Ai livelli intermedi del ceto imprenditoriale il patrimonio familiare interviene per proteggere le nuove generazioni contro lo scivolamento verso il basso. Il solo movimento possibile, infatti, dopo il riversamento nella classe media, rimane quello orizzontale.
Il passaggio dalla classe borghese verso i livelli superiori rimane molto limitato. Ne scaturisce una sorta di intoccabilità dei vertici sociali. Questa rigidità fa della società italiana una rete a maglie molto strette, in cui la possibilità di innovazione resta un orizzonte molto lontano.

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