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12 giugno 2006

Tassa sulla ricarica del cellulare, perché pagarla? Aboliamola!

Quando si acquista una ricarica per il proprio telefono cellulare, di qualunque importo essa sia, si va incontro ad una tassa che varia dai 2 ai 5 e
Quando si acquista una ricarica per il proprio telefono cellulare, di qualunque importo essa sia, si va incontro ad una tassa che varia dai 2 ai 5 euro.
Se ad esempio, si acquista una ricarica di 5 euro della TIM, in realtà si ricevono solamente 4 euro di credito, perchè 1 euro costituisce quella famosa tassa. L’esempio è stato fatto con la TIM, ma il discorso vale per tutti e solo gli operatori di telefonia mobile presenti sul mercato italiano, perché altrove queste cose non si vedono.
A questo punto, una domanda sorge spontanea: ma con questa tassa, cosa ci paghiamo? a che cosa serve?
Allora, prima di tutto, partiamo dal fatto che, non è una tassa governativa, e questo è da sottolineare. Prima gli operatori di telefonia utilizzavano le entrate provenienti da tali tasse, per ammortizzare i costi di potenziamento, della propria rete di ripetitori di segnale. Oggi tale scusa non è più plausibile, perchè oramai quasi tutto il territorio nazionale è coperto da ripetitori.
Ma c’è ancora un’altra fandonia che va di moda, ed é quella delle cosiddette “spese di servizio”. Ovvero, la famosa tassa, in questo contesto, viene utilizzata per ricompensare il lavoro svolto dal personale addetto alle ricariche. Ok, fin qua tutto giusto, ma quando si effettuano ricariche attraverso bancomat o direttamente su internet, quali spese di servizio ci sono?…
Su queste cose si è basata la petizione on-line lanciata da Andrea D’Ambra, 22 anni, studente in Scienze Politiche all’università Federico II di Napoli. Il giovane laureando, si è fatto carico di questo problema, e lo ha inoltrato alla commissione Europea, correlato con una enorme quantità di firme che al momento ammontano a circa 300.000.
I risultati non sono tardati ad arrivare, infatti la Commissione Europea subito si è adoperata in merito ed ha incaricato l’Antitrust in Italia di effettuare le dovute indagini.
Non ci resta che aspettare con fiducia, e nel frattempo, chi non l’avesse fatto ancora, vada a all’indirizzo www.aboliamoli.eu e firmi la petizione.

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