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5 giugno 2006

Un capitano: Gaetano Scirea

Gaetano Scirea era l’agilità, la classe e l’eleganza, quella di un campione dal dolce sorriso, di un fuoriclasse in punta di piedi. Il libero
Gaetano Scirea era l’agilità, la classe e l’eleganza, quella di un campione dal dolce sorriso, di un fuoriclasse in punta di piedi. Il libero bianconero ha incarnato perfettamente lo “stile Juve” dell’era bonipertiana, così rimpianta di questi tempi, lasciando un grande vuoto, come calciatore e come uomo. Scirea ha saputo reinventare, da solidissime basi, il ruolo del libero moderno che deve possedere nel proprio dna qualità precise, per potersi definire leader di una squadra: un giocatore che cammina e pensa sempre un passo avanti agli altri, e che insegna alle nuove generazioni, la cultura del sacrificio e della dedizione, della vittoria e della sconfitta. Gaetano è morto nel 1989 in Polonia, in un tragico incidente stradale, poco dopo aver cominciato, con l’entusiasmo di sempre, un nuovo incarico come osservatore della sua amatissima Juve. Nato a Cernusco sul Naviglio (MI) il 25.05.1953, cresce calcisticamente nell’Atalanta, società con la quale la Juventus ha un canale privilegiato. Annotato il suo nome nel taccuino di Piazzale Crimea, passa ai bianconeri nell’estate del 1974, con il gravoso compito di sostituire l’inossidabile “Capitan Billy”, al secolo Sandro Salvadore. Scirea, dicono i maligni, gioca quasi in “punta di piedi”, segno inequivocabile di mancanza di cattiveria. Pur inserito in una squadra di autentici fuoriclasse, Scirea riesce invece ad emergere; schierato alle spalle della difesa si rivela libero di gran classe, capace di chiusure puntuali e precise, unite alla capacità di avviare l’azione di rimessa, non disdegnando nemmeno la conclusione a rete. Con la Juve vince tutto: 7 scudetti, 2 Coppe Italia e, unico calciatore europeo insieme a Brio e Cabrini, tutte le Coppe Internazionali (Coppa Uefa nel 1977, Coppa delle Coppe nel 1984, Supercoppa e Coppa dei Campioni nel 1985 oltre alla Coppa Intercontinetale del 1986). Con la Nazionale raggiunge le 74 presenze (esordio sotto la guida di Bernardini) totalizzando 2 reti. Subentra a Zoff come capitano azzurro e partecipa a tre Mondiali (1978, 1982 e 1986), laureandosi campione del mondo nell’indimenticabile edizione spagnola. Si ritira al termine della stagione 1987-88, senza la macchia di un solo cartellino rosso in tutta la carriera, per divenire in seguito il “secondo” di Zoff quando SuperDino, suo amico sincero, diviene allenatore della Signora. Gaetano trova la morte all’età di 36 anni, la prima domenica di settembre del 1989; la sera prima aveva visionato il Gornik Zarbrze, prossimo avversario dei bianconeri in coppa Uefa. La carriera dell’indimenticabile numero 6 juventino, rimane un modello sempre attuale per tutti i giovani, per quel modo di vivere il calcio e la vita, a testa alta, nel rispetto, quasi religioso, delle regole e del proprio privato. In quella domenica di fine estate è stato il destino a barare, non certo lui.

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