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3 agosto 2006

Atenei contro la manovra: no ai tagli

Il primo scontro tra il mondo universitario e il governo Prodi provoca una frattura nell’esecutivo. Gli atenei italiani alzano la voce contro il dec
Il primo scontro tra il mondo universitario e il governo Prodi provoca una frattura nell’esecutivo. Gli atenei italiani alzano la voce contro il decreto Bersani sulle liberalizzazioni e il ministro per la Ricerca e l’Università, Fabio Mussi, mette nero su bianco che i tagli sono un “errore”, e che se si dovesse perseverare “ci vorrà un altro ministro”.

La conferenza dei Rettori (Crui) aveva infatti chiesto di includere le Università tra gli enti dispensati dal taglio di spese per consumi intermedi. Il ministro della Ricerca Fabio Mussi aveva accolto la richiesta ma non è servito: le università saranno obbligate a ridurre le spese per affitti, canoni, servizi. “E’ singolare – dice – che tra le categorie escluse con emendamento, ci siano le istituzioni scolastiche e non le università che pure sono parte integrante del sistema nazionale dell’istruzione”.
La gravità di questo provvedimento, non in linea con il programma presentato dall’Unione prima delle elezioni richiederà in sede di finanziaria interventi mirati e concreti a favore del sistema universitario.

Guido Trombetti, presidente della Conferenza dei Rettori (Crui), rincara: “Difficile immaginare un inizio peggiore della politica del governo Prodi verso l’università e gli enti di ricerca”. Si tratta infatti di una “riduzione insostenibile”, spiega il rettore dell’Università Federico II di Napoli, che tocca un sistema considerato da tutti vicino allo stremo, sicuramente bisognoso di risorse aggiuntive, e sia pure da trovare tenendo conto del difficile quadro complessivo. Le conseguenze del nuovo taglio, misurabili in non meno di duecento milioni di euro dall’anno prossimo, avranno conseguenze devastanti sulla qualità della didattica e della ricerca.

Il ministro Mussi appoggia, in una nota, le proteste degli atenei italiani: “Il taglio del 10 per cento delle spese di gestione degli Atenei e degli Enti pubblici di ricerca previsto dalla ‘manovrina’ è un errore”. E continua: “A parte la bizzarria dell’esclusione dal taglio di scuole, Istituto superiore di Sanità, Istituto Zooprofilattico, Enti parco e chi più ne ha più ne metta, ma non di Università e Ricerca, la cosa è sbagliata in sè: ho tentato, inutilmente, di farlo capire in Consiglio dei ministri”. Questa decisione, spiega il ministro , “contrasta con il programma dell’Unione, le dichiarazioni programmatiche di Prodi alle Camere, il programma del mio ministero presentato in Parlamento”. Al ministro resta da chiedere per il 2006 uno sforzo eccezionale alla Comunità scientifica (che già è stata vittima di ripetuti tagli con il governo di centrodestra), per contribuire al risanamento delle finanze pubbliche: stringiamo la cinghia e guardiamo avanti. Ma è del tutto evidente che la legge finanziaria per il 2007 deve correggere l’errore.

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