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2 agosto 2006

Definizioni dell’amore?

Per me una definizione di essere amati è essere ricordati.
Non nel modo in cui un estraneo può richiamare alla memoria l’imm

Per me una definizione di essere amati è essere ricordati.
Non nel modo in cui un estraneo può richiamare alla memoria l’immagine di un altro estraneo intravisto il giorno prima. Ricordati, piuttosto, in modo profondo ed epico.
Dire TI AMO a qualcuno significa dire anche TI RICORDO. È promettere che si è stati, e si continuerà ad essere, testimoni dell’ esistenza dell’altra persona. Tutti hanno paura di morire. Ma abbiamo anche paura di cessare di esistere per gli altri mentre siamo ancora in vita. Avere paura di scomparire, di essere dimenticati o non visti veramente è, credo, una componente fondamentale dell’essere umano.
Le prime storie d’amore possono essere una tortura: è più facile misurare il proprio effetto su un’altra persona in base al dolore procurato piuttosto che al piacere. Naturalmente l’esigenza di sfuggire alla solitudine o all’isolamento catturando l’attenzione degli altri può raggiungere livelli perversi o addirittura patologici. Durante la crescita, invece, il senso di sé dovrebbe via via divenire più stabile, coerente, indelebile mentre l’esigenza di conquistare l’attenzione altrui divenire meno intensa. Non che il bisogno d’amore si affievolisca. È solo che comprendiamo la ricchezza di un amore che non sta soltanto nell’essere visti, ma anche nel vedere.
Cominciamo ad anelare ad un amore reciproco e continuo; un amore che risulti più profondo quanto più ci sveliamo l’uno all’altra. Non che questo tipo di Amore comporti la conquista di una comprensione perfetta. Al contrario: acconsentire ad amare qualcuno significa scegliere di attraversare una palude fatta di migliaia di malintesi.
In effetti, si potrebbe sostenere che dire TI AMO a qualcuno equivalga a dire IO TI HO FRAINTESO PIU’ SPESSO E IN MODI PIU’ NUMEROSI DI CHIUNQUE ALTRO.

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