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23 agosto 2006

Il Codice da Bologna

L’Università di Bologna si dà una regolata. In senso buono. Gli organi accademici, infatti, hanno approvato un Codice etico per rego

L’Università di Bologna si dà una regolata. In senso buono. Gli organi accademici, infatti, hanno approvato un Codice etico per regolamentare le relazioni interne ed esterne all’ateneo felsineo. Si tratta di un tentativo, forse unico in Italia, di stabilire norme di comportamento su cui la legge italiana non interviene. Rispetto della dignità umana, rifiuto di ogni tipo di discriminazione e valorizzazione oggettiva del merito nel riconoscimento delle diversità individuali e culturali: sono solo alcune norme presenti nel Codice. Un regolamento scritto per tutelare praticamente tutti. Professori, personale di ateneo, ma soprattutto studenti che finalmente potranno denunciare comportamenti troppo spesso tollerati, come favoritismi, nepotismi, abusi di potere, violazione della proprietà intellettuale e plagio. A chi riferire eventuali soprusi? Semplice. Nel Codice stesso, all’art.15, l’ateneo si auto-impone l’istituzione di un’apposita Commissione etica, con funzioni di controllo e indagine, in merito all’attuazione delle norme presenti. Tale Commissione, inoltre, potrà favorire la risoluzione amichevole di eventuali controversie, o proporre un’azione disciplinare nei confronti di chi avesse violato il Codice. A presentare questa assoluta novità per le Università italiane, è stato proprio il rettore dell’ateneo bolognese Pier Ugo Calzolai, dichiarando che il Codice etico verrà inviato a tutto il personale e consegnato con gli altri documenti all’ingresso dei nuovi assunti e collaboratori a diverso titolo.
Un passo in avanti notevole, dunque, sul fronte dei diritti e dei doveri degli studenti, sperando che anche altre università sappiano seguire l’esempio bolognese.

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