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17 agosto 2006

Il Collezionista di Occhi

Oh, finalmente un bel film “splatter”, come non se ne vedevano da un po’!!!
Sono avvertiti i deboli di stomaco: state alla larga; questo film noOh, finalmente un bel film “splatter”, come non se ne vedevano da un po’!!!
Sono avvertiti i deboli di stomaco: state alla larga; questo film non fa per voi!!!
Già, proprio così, “Il Collezionista di Occhi” (indegna traduzione di “See no evil”) è un film sulla falsariga di quelli che andavano tanto di moda tra i teenagers negli anni ’80, con sangue e budella in primo piano; ma con tutti i vantaggi che la moderna tecnologia può offrire oggi.
Stavolta, grazie al computer ed agli effetti speciali più avveniristici, il sangue che sgorga sembra davvero reale, come gli occhi che fanno capolino dai simpatici “acquari” del pazzo maniaco di turno, il tutto per la gioia degli appassionati e dei nostalgici del “genere”, come il sottoscritto.
Quello che non si può negare, a prescindere dal giudizio estetico sulla pellicola, è che Mr. Dark (il cognome è tutto un programma…), abbia avuto una bella dose di coraggio (o incoscienza…) a dirigere un film come questo.
Già mi sembra di leggere le recensioni su periodici e riviste specializzate.
“Un film mediocre, per non dire del tutto inutile… nessun reale valore artistico… uno spettacolo altamente diseducativo, a tratti imbarazzante…”, e così via…
Peccato che molti critici non hanno realmente ben chiaro che cosa si aspetta chi paga 7,00 euro per andare a vedere “Il Collezionista di Occhi”.
Lo spettatore che varca la soglia della sala cinematografica, consapevole del tipo di spettacolo per cui ha acquistato il biglietto, a meno che non sia stato “convinto” dagli amici o dal partner, non cerca nella pellicola questo o quel tipo di montaggio.
Non gli interessa che i dialoghi non siano granché introspettivi, o che la trama non sia stata tratta dall’ultimo best-seller di Umberto Eco.
Non è lì dentro per le colonne sonore “strappalacrime” di Ennio Morricone o per i fermo immagine “indimenticabili” di Al Pacino.
E’ lì soltanto per trascorrere la serata in compagnia di qualche emozione, non troppo impegnativa, che lo distragga dai problemi di tutti i giorni.
Non vorrei essere “blasfemo”; ma vi ricordo che un paio di millenni fa, nell’antica Grecia si usavano spettacoli assai più sanguinolenti e macabri (madri che uccidevano i propri figli, gente che si divorava, ed altre simili “piacevolezze”), per “purificare” gli animi degli spettatori.
Si chiamava “catarsi”, se non sbaglio…
Comunque, senza voler fare l’apologia dell’horror a tutti i costi, chiudo con la semplice considerazione che qualche volta penso sia lecito farsi un’abbuffata di un po’ di sano “easy-entertainement”; di quello che, anche se ti distrai un attimo, magari per baciare la tua ragazza, non perdi completamente il filo del discorso!!!
Non trovate?

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