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11 agosto 2006

Ne fa più la penna che la canna… considerazioni sulla legge Fini

Si, di vittime, questo è sicuro. Lìddove con canna si ha da intendere la “sigaretta di marijuana fabbricata artificialmente”, mentre

Si, di vittime, questo è sicuro. Lìddove con canna si ha da intendere la “sigaretta di marijuana fabbricata artificialmente”, mentre con penna, nel caso specifico, si intende lo strumento utilizzato dal legislatore per stilare i diversi articoli di una legge. Nella fattispecie, di una legge alquanto inadeguata. Si, stiamo parlando della legge Fini, che, dal gennaio di questo anno, si propone di portare ordine nell’intricato mondo di uso(abuso), consumo e spaccio delle droghe. Droghe in generale, perchè, ormai, come ben sappiamo, non c’è più una differenza tra cocaina e hascish, quindi non avrebbe senso parlare di “pesanti” o “leggere”.
Dal 1993 il consumo di marijuana era permesso. Come permesso era tenerne piccole quantità, che non facessero pensare ad un’ipotesi di spaccio, e che, dunque, erano determinate di volta in volta dal giudice, secondo il principio della “modica quantità”. Era così perchè la volontà popolare si era espressa in tal senso, con un referendum, il cui esito fu segnato da una maggioranza del 55,3% per l’opzione della depenalizzazione del consumo. Ma adesso la situazione è cambiata, ogni libertà, da questo punto di vista, è scomparsa, e l’Italia è la nazione con la dose minima più bassa d’Europa:5 grammi.
Ma quanto questo dato può essere positivo per un paese in cui, che dir si voglia, il consumo è tanto diffuso? Beh, a giudicare dai precedenti pratici, ben poco. Un’ondata di arresti, ha infatti colpito l’intera categoria sociale di consumatori, destando non poche perplessità circa l’efficacia della legge, che più che regolamentare e limitare, sembra, invece, voler punire e reprimere. E così si spiegano, per esempio, i ragazzi di Catanzaro arrestati per tre grammi di marijuana ( massimo 6 spinelli), e poi i due ragazzi del beneventano, incarcerati per poche stecche di fumo, nonchè costretti ad accettare perquisizioni in casa. Insomma, il bilancio non sembra molto positivo, nè la legge adeguata ad una situazione come quella italiana, in cui, piuttosto, andrebbe punito alla radice il mercato dei grandi fornitori, quello legato alla camorra, alla mafia, alle altre organizzazioni che nel nostro paese tendono a formare un parastato fortissimo, capace di distribuire con profitto tonnellate di sostanze stupefacenti di qualsiasi tipo.
Comunque sono già pronti i rimedi a questa legge piuttosto pesante: il nuovo ministro della Salute, Livia Turco, ha promesso una revisione delle tabelle riguardanti la quantità delle sostanze stupefacenti che è possibile possedere, nonchè la presentazione di un nuovo disegno di legge in materia.

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