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3 agosto 2006

Squali Coccolini

Anche gli squali, i cattivi del mare, si rilassano, giocano e, udite udite, amano le coccole. Anche quelle degli uomini, erroneamente creduti tipici bAnche gli squali, i cattivi del mare, si rilassano, giocano e, udite udite, amano le coccole. Anche quelle degli uomini, erroneamente creduti tipici bersagli. A mostrarci l’altra inconsueta faccia della medaglia di una delle più temibili specie marine è documentarista e subacquea italiana, Claudia Capoparte. Quest’utlima, nel Mar dei Carabi, più precisamente nell’acque tiepide delle Bahamas, a nord delle coste di Miami, ha sfidato la paura e ha vinto: adesso può dire al mondo intero che incontrare uno squalo, senza una gabbia, e interagire senza problemi è possibile. Ecco la sua incredibile esperienza, raccontata in un’intervista all’Ansa.
“Ho indossato una maglia a prova di morso non si sa mai – così inizia il racconto di Claudia Capoparte. La protezione è stata realizzata appositamente per i denti degli squali che nuotano nelle acque delle Bahamas, i Carcharhinus perezi. La maglia è in acciaio, pesa 10 chili e si indossa sopra alla muta da sub ma senza pinne perchè essendo così pesante ti consente di andare sul fondale e rimanere stabile ad attendere che gli squali si avvicinino”. E proprio questa maglia sembra fare da campanella di inizio per l’ora delle coccole. “Vengo da tante esperienze con gli squali – prosegue Claudia – ma emozioni così non le avevo mai provate e soprattutto mai potevo immaginare che gli squali potessero avere questa indole”. “Ero in piedi sul fondo, a 14 metri – dice ancora la lady-squalo – e gli squali cominciavano ad arrivare, come se sapessero che il fatto di indossare la maglia d’acciaio era il segnale di inizio per l’ora delle carezze. Mi venivano tutti incontro e non è che fosse uno scherzo. I carcharhini dei Caraibi sono massicci, sono lunghi anche tre metri e mezzo e sono i diretti cugini dello squalo bianco, quindi lascio immaginare il mio stato d’animo”.
“All’inizio vederli sfrecciare così, a pochi passi da me e in mare aperto senza gabbie di protezione, beh, sì, è stato un momento di paura, un momento estremo ma unico – racconta Claudia – mi venivano dritti all’altezza della pancia, poi mi hanno spiegato che volevano semplicemente le carezze o si aspettavano un bocconcino, cioè un piccolo premio in cibo ( qualche pesciolino ), come se fosse un cioccolatino”.” E’ come se mi avessero scelta, se sentissero un richiamo amichevole da parte mia. Arrivavano a decine e decine e alla fine mi sono ritrovata in mezzo a una cinquantina di squali. Il rumore dell’acqua che spostavano era pazzesco, inquietante. C’erano anche femmine incinta, grossissime”, ricorda Claudia.
“Poi li ho presi per il muso e ho cominciato ad accarezzarli. La cosa straordinaria e’ che queste carezze li mandano in estasi. Si rilassano tutti ed entrano in una specie di trance Sono arrivati fino quasi a strusciarsi sulla mia muta. Uno si e’ girato e si e’ messo addirittura a pancia all’aria. Lì ho capito che anche gli squali sono capaci di giocare”. Ma perchè le carezze piacciono tanto agli squali? “La spiegazione sta nel fatto che i predatori del mare – riferisce Claudia citando gli esperti che l’hanno seguita nella sua avventura – sul muso hanno dei sensori sensibilissimi, una sorta di radar che consente a questi predatori di identificare cosa hanno di fronte e di avere delle percezioni”. E proprio grazie a questi sensori che gli squali riescono a distinguere le prede. “Non attaccano l’uomo – dice Claudia – e quando attaccano significa che hanno agito in situazioni particolari credendo magari di avere a che fare con una preda in difficoltà, se l’uomo si agita e sbraccia o con una foca, come per i surf”.

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