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25 agosto 2006

UE: imprese investono solo se la ricerca è di qualità

Le imprese europee sono pronte ad incrementare i loro investimenti in ricerca e sviluppo (R&S) di un buon 5%, tenendo dietro ai maggiori poli di p

Le imprese europee sono pronte ad incrementare i loro investimenti in ricerca e sviluppo (R&S) di un buon 5%, tenendo dietro ai maggiori poli di produzione tecnologica mondiale (USA, Cina e India). Ma la ricerca deve essere di qualità!
Questo il segnale espresso attraverso una ricerca UE che ha coinvolto circa 400 imprese europee in dieci settori diversi, nel secondo semestre 2005. Il progetto della Commissione – denominato IRIM (Industrial Research Investment Monitoring) – è stato attivato a fronte del ritardo tecnologico sofferto dal comparto R&S europeo, evidenziato recentemente anche dal VII Programma Quadro in materia di Ricerca e Sviluppo. L’obiettivo è raggiungere i grandi poli tecnoscientifici mondiali, incentivando non solo il settore privato, ma anche centri ricerca, enti, università, etc. «Dobbiamo indurre le imprese a realizzare la loro ricerca in Europa», ha dichiarato Janez Potocnik, Commissario europeo responsabile della Scienza e della Ricerca. I dati sono incoraggianti, continua Potocnik, ma occorre continuare a coordinare le nostre attività in tutti i paesi membri.
Così la Ricerca si attesta come primo vero propulsore economico mondiale. Pare infatti che le imprese tendano a spostare il proprio research&development all’estero per fattori legati principalmente alla libertà di mercato e, secondo ma non per importanza, qualità del personale. Sorprendentemente perdono importanza il costo e la retribuzione. E’ chiaro, allora, che l’operazione di sviluppo programmata dalla Commissione Europea dovrà necessariamente farsi sentire nei settori dell’istruzione e dell’università. Ce lo chiedono le aziende. Occorre un impegno maggiore e maggiori risorse, come ha osservato qualche tempo fa il Ministro Mussi, da investire in qualità. Punto cruciale nella politica del suo dicastero.
Purtroppo in Italia soffriamo ancora. I tagli che hanno coinvolto anche Università e centri di ricerca – denunciati dallo stesso Mussi – non fanno remare la nostra penisola nella stessa direzione del resto d’Europa. Romano Prodi ha chiesto di stringere la cinta fino alla Finanziaria, che dovrebbe realizzarsi in autunno. Giusto in tempo per le prossime direttive europee in materia. Allora vedremo da che parte penderà la bilancia.

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