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31 agosto 2006

Università globale

Quanto conta nella formazione di uno studente universitario trovarsi a stretto contatto con ragazzi di altri paesi impegnati anche loro a studiare

Quanto conta nella formazione di uno studente universitario trovarsi a stretto contatto con ragazzi di altri paesi impegnati anche loro a studiare, magari nelle università italiane, per conseguire il sempre più indispensabile titolo di laurea? Sicuramente moltissimo. Quale migliore scuola per affinare le proprie capacità linguistiche, al fine di allargare i confini delle singole nazionalità di appartenenza, troppo spesso una gabbia che ci impedisce di guardare il più lontano possibile? Basti pensare alle rare lezioni in lingua inglese che qui in Italia, purtroppo, stentano ancora a decollare. Non per questo, però, il sistema di formazione universitaria manca di attirare matricole da ogni parte del mondo, soprattutto dalla Grecia, dall’Albania e dall’America Latina, come ci dice il Rapporto AlmaLaurea 2006 sul profilo dei laureati italiani. I dati parlano chiaro: i laureati di cittadinanza estera, nel 2005, risultano 3.707, costituendo il 2,1% dei laureati totali e circa due terzi dei laureati esteri nell’intero sistema universitario italiano. E pensare che solo l’Università di Roma “La Sapienza” conta una componente straniera pari al 4% del complesso dei laureati. Tuttavia, confrontando la nostra situazione con quella di altri paesi europei, ad esempio, la Francia, non c’è da rallegrarsi: nell’anno accademico 2003/2004, infatti, il sistema di istruzione superiore francese è stato scelto da 2.687 studenti statunitensi, 6.448 sudamericani, 36mila asiatici e 11.514 cinesi, contro i 348 statunitensi, 2.866 sudamericani, 4.373 asiatici e solo 276 cinesi delle università italiane. Ce ne sarà di strada da fare!

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