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3 agosto 2006

Uno shock liberale per l’Università

Se dicessi che l’istruzione universitaria in Italia veleggia verso il disastro, zeppa com’è di corsi di laurea breve, media e lunghissima,

Se dicessi che l’istruzione universitaria in Italia veleggia verso il disastro, zeppa com’è di corsi di laurea breve, media e lunghissima, di lauree facili, a volte fasulle ed altre volte indegne con troppi esami nozionistici e poco formativi, spesso scarsamente selettivi oppure assurdamente ostici, e con studenti poco studiosi ed insegnati poco inclini all’insegnamento e molto alle rispettive carriere, direi un’emerita fesseria? Forse no, visto il modo in cui gli atenei stanno muovendosi nel mercato globale, come sorta di società a scopo di lucro che si fronteggiano per accaparrarsi fino all’ultimo studente. Se gli studenti scarseggiano l’Università se li inventa, andando a pescarli nelle fasce d’età adulta e svuotando di significato l’agoniato titolo accademico. Soluzioni? Un “addetto ai lavori” aperto alle istanze provenienti dal mondo studentesco ha tracciato un elenco di proposte definendole uno shock liberale. Primo: abolire il valore legale del titolo di studio. E’ assurdo che un 102 alla Bocconi sia equiparato a quello preso alla Libera Università di Valcanale-Valdelferro. Secondo: istituire un osservatorio nazionale sulla qualità scientifica e didattica delle Università, che stili un rating credibile e verificabile. Terzo: avvicinare il costo delle rette al costo effettivo del servizio. Quarto: istituire un sistema efficiente ed elastico di prestiti d’onore per il sostegno agli studi. Quinto: liberalizzare la contrattualistica del corpo docente. Le Università assumano chi vogliono, rispondendone agli studenti sul piano qualitativo. Sono cinque punti sui quali riflettere, ad uso e consumo di addetti ai lavori presenti, passati e futuri.

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