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8 settembre 2006

Università, Mussi e i ricercatori

La ricerca torna in campo contro tutto ciò purtroppo ancora la contrasta. Sentire ancora che lo stipendio dei ricercatori dell’universit&La ricerca torna in campo contro tutto ciò purtroppo ancora la contrasta. Sentire ancora che lo stipendio dei ricercatori dell’università di Roma “La Sapienza” si aggirerà anche quest’anno sugli 820 euro al mese e che, inoltre, non tutti ne potranno beneficiare è disastroso. Sfruttare la conoscenza di una persona, il proprio tempo, il suo lavoro senza dargli una necessaria retribuzione, non solo fa insorgere chi di quella suddetta “borsa di studio” non vedrà nemmeno l’ombra e dovrà sgobbare lo stesso, ma dovrebbe essere uno scandalo per tutti. Non si dovrebbe chiamarla più “borsa di studio” ma vero e proprio stipendio, non si è più studenti, ma bensì dottori e ricercatori a tutti gli effetti. Si entra nelle aule e si fa lezione, si continua nella ricerca e si scrivono articoli, dunque, non è un lavoro di poco conto. I dottorandi de “La Sapienza” sono in rivolta e le loro rivendicazioni sono sacrosante. Le suddette richieste partono dal fatto grave che solo alcuni eletti, due o tre posti al massimo hanno diritto alla “borsa di studio”, dunque, a Mussi, il ministro dell’Università e della Ricerca, viene chiesto che si possa assegnare a tutti i vincitori la remunerazione per il lavoro svolto, inoltre, che la cifra sia di mille euro al mese. I 4.500 dottorandi promettono battaglia se la situazione non migliorerà. Dovrebbero provarci loro a vivere in una città come Roma con solo 820 euro al mese e pagare un affitto che si aggira sui 500 o 600 euro al mese. Indignazione, perché la situazione della ricerca in Italia non migliorerà, solo questo si dovrebbe dire sentendo le testimonianze di chi all’università ci lavora in questi termini e fino ai 40 anni o pure di più. Dimenticandosi che un Paese senza ricerca non avrà mai opportunità di crescere, né di poter avanzare verso il proprio futuro. Lasciamo, dunque, che avanzi la ricerca negli altri Stati, lasciamo pure che a migliorare il proprio tenore di vita siano le altre Nazioni, e che l’Italia, nonostante la posizione de “La Sapienza” al 100° posto, che non dovrebbe accontentarci, sia il fanalino di coda come sempre. E per i casi di nepotismo e corruzione nella scelta dei futuri dottorandi, il ministro dalle domande a cui a risposto su “laRepubblica online” ha asserito: “A parte i casi di aperta corruzione, per i quali c’è la magistratura che mi auguro usi la mano pesante, nella formazione, nella scienza e nella ricerca il corporativismo lobbistico è una malattia e il nepotismo è un delitto”. Inoltre, sempre nel giornale online il ministro ha affermato che vi saranno più soldi per chi vale”. Per quanto riguarda, invece, chi voglia insegnare e, quindi, si dovrebbe sorbire due anni di Ssis (la Scuola di Abilitazione All’Insegnamento Secondario), Mussi ha sottolineato che: “Sulla Ssis dico la verità, gli specialisti sostengono che senza due anni di formazione mirata non si può diventare insegnanti. Tuttavia vedo che in Europa si fa molto prima che in Italia: il Paese che ha il percorso più lungo è la Germania che prevede sei anni. L’Italia sette: effettivamente c’è qualcosa che non quadra”. Senza dire né chi siano gli specialisti, né effettivamente che ciò che viene studiato alla Ssis sia già stato ampiamente assimilato durante l’università, e se non bastano gli anni passati a prendere la laurea in Lettere e Filosofia per insegnare italiano, non si diventa certo pedagoghi o grandi esperti dell’insegnamento in due anni.

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