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16 ottobre 2006

Convergine sciences 2006

I confini, anche nel campo della ricerca, sono fatti per essere superati. Sembra essere questo il messaggio che emerge forte e chiaro dai lavori di
I confini, anche nel campo della ricerca, sono fatti per essere superati. Sembra essere questo il messaggio che emerge forte e chiaro dai lavori di Converging Sciences 2006, il secondo appuntamento scientifico internazionale dedicato alla biologia dei sistemi e computazionale, che si è aperto oggi pomeriggio a Trento. La conferenza, promossa dal Centro Microsoft Research/Università di Trento per la biologia dei sistemi e computazionale, ha riunito a Trento i massimi esperti del settore a livello internazionale, insieme a rappresentanti del mondo delle istituzioni e dell’industria. Uno sguardo verso gli obiettivi e le sfide di domani che l’informatica applicata alle scienze della vita propone. Si tratta di un settore multidisciplinare dalle straordinarie prospettive di sviluppo, che oggi può essere visto come la nuova, vera “tecnologia abilitante” per le scienze del futuro.
Ma quali sono gli obiettivi e le prospettive della convergenza tra informatica e scienze della vita? Innanzitutto, comprendere prima e meglio come insorgono e come si sviluppano le malattie. Ma anche favorire la progettazione di terapie personalizzate e mirate riducendo gli effetti collaterali e l’uso di cavie. Le ricerche nel campo della bioinformatica permetteranno inoltre di creare una nuova generazione di strumenti concettuali e tecnologici nell’ICT che stravolgerà le attuali tecniche di produzione e utilizzo del software.
I lavori di Converging Sciences 2006 hanno preso il via nel primo pomeriggio con il saluto del presidente del Centro, Corrado Priami, del capo di dipartimento del Ministro per le riforme e l’Innovazione nella Pubblica amministrazione, Ciro Esposito, e del presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai. La prima delle cinque sessioni scientifiche previste nelle due giornate, dedicata a “La costruzione di blocchi e la loro connessione con le scienze del futuro”, si è occupata di nuove scienze e di multidisciplinarità, mentre il focus della seconda sessione, sempre nel pomeriggio di oggi, è stato “La creazione di una nuova comunità allargata: ricerca accademica ed industriale, rappresentanti politici, agenzie di finanziamento”, in cui si è dibattuto sulle strategie di finanziamento alla ricerca, da elaborare coinvolgendo industria, università e strutture governative. La prima giornata si è dunque conclusa con un approfondimento dal titolo “L’era -omics e la nuova scienza informatica oggi e domani”, centrato sul rapporto tra informatica e biologia e sulle potenzialità delle nuove tecnologie per l’elaborazione di strumenti predittivi e nuove chiavi di comprensione in campo biologico.
La seconda giornata si aprirà domani alle 9 con una riflessione sulle “Nuove metodologie nel campo della salute e della farmaceutica: l’influenza dell’informatica” con un’attenzione particolare per le nuove pratiche mediche (la medicina predittiva, preventiva e personalizzata) e sugli strumenti informatici che queste innovazioni richiedono. I lavori si concluderanno con una riflessione generale sugli ostacoli e le sfide che la ricerca in questi settori innovativi potrà attendersi per il futuro. Questa ultima sessione vedrà la partecipazione, di Corrado Priami, presidente del Centro, di Stephen Emmott, direttore dell’External Research Office di Microsoft e di Innocenzo Cipolletta, presidente dell’Università degli Studi di Trento. Interverranno al dibattito anche Gianluca Salvatori, assessore alla Programmazione, Ricerca e Innovazione della Provincia autonoma di Trento, e Philippe Sanseau, direttore dell’area Bioinformatics Discovery and Analysis della casa farmaceutica GlaxoSmithKline.

Il punto sulle sfide del futuro
La ricerca in questi settori può, innanzitutto, aiutare a comprendere prima e meglio come insorgono e come si sviluppano le malattie. L’utilizzo di modelli informatici può, in questo senso, aprire nuovi scenari e nuove prospettive per tutte quelle patologie rare, sulle quali oggi si fa poco per motivi prevalentemente commerciali. Produrre farmaci è infatti costoso e richiede molto tempo. Ne consegue, che le grandi multinazionali sono disposte a investire su farmaci che saranno usati da molte persone, ma non certo su quelli per patologie che colpiscono una fascia molto ridotta della popolazione. L’impiego dei computer permette di sperimentare molecole su modelli informatici e aiuta così a prevedere l’evoluzione di una patologia, riducendo, di conseguenza, il numero degli esperimenti reali necessari (alcuni dei quali richiederebbero magari l’uso di cavie) e indirizzando meglio la ricerca.
L’avvento della tecnologia di analisi di sistemi biologici, se opportunamente coniugata con adeguate tecniche di rappresentazione e simulazione della dinamica dei sistemi biologici, può costituire un valido aiuto per i pazienti del futuro. All’insorgere dei primi sintomi si possono effettuare analisi genomiche e proteomiche personalizzate. I dati ottenuti vengono confrontati con quelli contenuti in una base di dati di patologie e si identifica la malattia. Si utilizza a questo punto il modello della malattia adattato ai dati personali del paziente per studiare l’evoluzione del fenomeno e individuarne i punti deboli che possono essere attaccati da molecole esistenti.
Ovviamente questo è futuro, ma se si vuole lavorare concretamente per aver un giorno la medicina preventiva e personalizzata, occorre muoversi nella direzione della multidisciplinarietà, tra scienze della vita come dominio applicativo e informatica come tecnologia abilitante. A questo punto la ricerca sarebbe in grado di capire perfettamente il funzionamento dei sistemi biologici e di comprendere, quindi, quali siano i meccanismi elementari che consentono loro di essere robusti, tolleranti ai guasti, autoadattanti rispetto al contesto. Tutte proprietà eccellenti che da sempre i ricercatori cercano di inserire nel progetto dei sistemi artificiali senza mai raggiungere un pieno successo. Questa nuova conoscenza consentirebbe di utilizzare nuovi approcci alla progettazione e realizzazione del software garantendo risultati concreti. Questi temi pongono le basi per l’informatica del futuro che diverrà bio-mimetica per sua natura. La nuova comprensione dei sistemi biologici costituirà un passo essenziale verso l’utilizzo di materiale vivente come strumento di calcolo, trasformando radicalmente l’industria elettronica e quella dei servizi.

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