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31 ottobre 2006

Istat: indagine “Università e Lavoro”

La scelta del prosieguo degli studi è uno dei problemi che ogni anno oltre 400.000 adolescenti devono affrontare. Spesso, prendere una decisionLa scelta del prosieguo degli studi è uno dei problemi che ogni anno oltre 400.000 adolescenti devono affrontare. Spesso, prendere una decisione che riesca a conciliare le proprie inclinazione con le aspettative dei propri genitori, è compito assai arduo. Che si tratti del diploma di scuola superiore o del corso di laurea poco importa, il problema c’ è sempre! L’ ISTAT, ( Istituto nazionale di statistica ) in collaborazione con il Dipartimento informazione ed editoria della Presidenza del consiglio dei ministri e il Ministero per l’università e la ricerca scientifica e tecnologica, ha analizzato la questione con l’ indagine “Università e Lavoro”, focalizzandosi soprattutto sul mondo universitario. Attraverso questo lavoro si è potuto riscontrare un forte incremento degli iscritti ai corsi triennali ( le cosiddette lauree brevi ) rispetto ai corsi di studio a ciclo unico. Solo il 5,7% degli studenti infatti scegli di intraprendere un corso di laurea in farmacia o medicina. La ricerca ha inoltre mostrato, da un lato, il calo del numero di matricole rispetto al 2005, e dall’ altro, l’ aumento degli studenti fuori corso. Un’ altro dato sconcertante per le università italiane è il fatto che uno studente su cinque, dopo i primi 12 mesi di studio, getta la spugna e abbandona il mondo universitario. La cosa certa è che la laurea, oggi come oggi, rappresenta la “condicio sine qua non” per poter accedere al famigerato mondo del lavoro. I veri e propri “miracolati” sarebbero i laureati in ingegneria, ( l’ 89% ) che dopo il completamento degli studi riescono a sfruttare al meglio le nozioni apprese durante il percorso di studi e a trovare lavoro più facilmente. Tuttavia in Italia la quota di giovani laureati è di gran lunga inferiore a quella degli altri paesi industrializzati. Un’ ultima considerazione va fatta sulla distinzione tra laureati e diplomati, questi ultimi riescono ad accedere al lavoro molto prima dei laureati, in quanto non impegnati in attività di praticantato, come previsto dai percorsi post laurea.

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