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13 ottobre 2006

IX Rapporto: l’identikit dei neo-comunicatori

Percorso di studi regolari, laurea in corso nella maggior parte dei casi (56%), ottime performance (segnate da una media del 107/110). Questo &e

Percorso di studi regolari, laurea in corso nella maggior parte dei casi (56%), ottime performance (segnate da una media del 107/110). Questo è il risultato emerso dal IX Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati in Scienze della Comunicazione, tra il 1997-2005. La ricerca traccia un identikit dei dottori quinquennali, in attesa di conoscere i destini professionali di quanti verranno licenziati dal 3+2. I percorsi formativi, la qualità dell’insegnamento dei professori e la loro professionalità, il rapporto diretto con le imprese, la possibilità di scegliere percorsi di studio e tesi all’estero con in programmi di scambio internazionale Socrates/Erasmus, porrebbero i laureati in Scienze della Comunicazione a “la Sapienza” in una posizione di “vantaggio competitivo” rispetto ai colleghi di altre facoltà umanistiche. L’ambito dei rapporti tra comunicazione e media è il più battuto in sede di tesi, scelto da quasi il 29% dei laureandi, seguono il campo delle nuove tecnologie/nuovi media e il marketing. Quasi il 60% trova un’occupazione ad un anno dalla laurea, di cui il 48% nell’area istituzionale e d’impresa, il 41% nell’area dei media e l’11% nel settore della formazione e della ricerca. Se, da una parte, la capacità di adattamento dei comunicatori è molto apprezzata dalla imprese, dall’altra, però, due terzi dei laureati hanno tipologie contrattuali non standard: la maggioranza ha un contratto a progetto o a tempo determinato. Poco più di un quinto, invece, gode di una situazione professionale consolidata, ma si tratta per lo più di coloro che svolgono attività non concernenti la comunicazione e nelle quali erano inseriti ancor prima di laurearsi. A tre anni dalla laurea trova lavoro circa il 90% delle persone, il 40% nei primi tre mesi.
Più della metà dei laureati che trova spazio nell’ambito della comunicazione, ha avuto esperienze precedenti. Nonostante lo sviluppo della Rete faciliti il primo approccio per la ricerca di un lavoro, tuttavia le reti informali giocano un ruolo ancora importante. Chi non trova lavoro nel primo anno, appare demotivato e privo di ambizioni: più della metà non mostra alcuna predilezione per un particolare campo. Altri vorrebbero lavorare nel campo del marketing, della pubblicità e della comunicazione aziendale. C’è da rimarcare la positività dei esiti maturati nella ricerca. Ma sarà fondamentale il X rapporto. Nella prossima ricerca infatti saranno inclusi anche i laureati con il nuovo ordinamento. Solo allora, potremmo valutare realmente l’attendibilità dei risultati emersi.

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