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12 ottobre 2006

Ottavo Congresso Mondiale di Psico-Oncologia

Presentato oggi all’Università di Ferrara l’Ottavo Congresso Mondiale di Psico-Oncologia che si terrà a Venezia da mercoled&igravePresentato oggi all’Università di Ferrara l’Ottavo Congresso Mondiale di Psico-Oncologia che si terrà a Venezia da mercoledì 18 ottobre fino a sabato 21. “L’Università di Ferrara sta tentando di muoversi a livello internazionale nelle grandi società scientifiche. Nel nostro Ateneo ci sono dei gruppi di studiosi che si assumono responsabilità di leadership a livello mondiale”, ha dichiarato il Rettore Patrizio Bianchi. Il Convegno e le tematiche della Psico-Oncologia sono state illustrate dal Professor Luigi Grassi, ordinario di Psichiatria all’Università di Ferrara, Presidente della Società Italiana di Psico-Oncologia e del Congresso Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2020 saranno 15 milioni i nuovi casi di cancro: il forte disagio psicologico e interpersonale che accompagna questa malattia in chi ne soffre, nei familiari e nel personale assistente sarà al centro dell’Ottavo Congresso Mondiale di Psico-Oncologia (Venezia, 18-21 ottobre 2006) e la connessa Psychosocial Academy (Ferrara, 15-17 ottobre 2006) Oriana Fallaci e Tiziano Terzani, Kylie Minogue e Anastacia, Luciano Pavarotti e Flavio Briatore. Sono alcuni dei volti noti del mondo dello spettacolo e della cultura che si sono resi protagonisti negli ultimi tempi di un fenomeno singolare e inedito, rendendo pubblica la propria malattia e annunciando la propria battaglia in una sorta di “outing” del proprio stato di malati di cancro. Una condizione che ogni malato vive e affronta in maniera diversa, un modo del tutto personale di vivere questa battaglia che non è privo di conseguenze sul percorso della malattia: secondo i dati della letteratura scientifica, infatti, un malato di cancro su tre soffre uno stato di stress emozionale significativo, tale da influenzare in maniera estremamente negativa la qualità della vita, il desiderio di curarsi, i rapporti interpersonali familiari e il ritorno al lavoro. “Per questo è fondamentale che interventi di riabilitazione a carattere psicologico siano un punto centrale dell’assistenza per chi si ammala di cancro e per i suoi familiari”, spiega Luigi Grassi, ordinario di Psichiatria all’Università di Ferrara, Presidente della Società Italiana di Psico-Oncologia e di IPOS 2006, l’VIII Congresso Mondiale di Psico-Oncologia organizzato in collaborazione con l’Università di Ferrara, che si terrà a Venezia dal 18 al 21 ottobre e che vedrà 1.300 delegati di oltre 50 paesi confrontarsi sulle numerose problematiche inerenti la sfera psicologica causate dalle patologie tumorali (www.ipos2006.it). Il Congresso sarà preceduto il 16 e 17 ottobre a Ferrara dalla Psychosocial Academy, due giorni di workshop dedicati alla formazione degli operatori attraverso corsi intensivi condotti dai più esperti psichiatri e psicologi a livello internazionale a cui prenderanno parte 250 operatori del settore. “La Psico-Oncologia – spiega Grassi – è una disciplina nata ufficialmente circa vent’anni fa con l’obiettivo di studiare le implicazioni e i risvolti psicologici e sociali del cancro, per intervenire in maniera adeguata su di essi. Se le campagne di informazione sui comportamenti a rischio, come le campagne anti-fumo, e i programmi di screening, rappresentano i punti centrali per combattere il cancro, prevenendolo o effettuando diagnosi precoci – continua il presidente del Congresso – le implicazioni psicologiche e sociali di tali programmi ne rappresentano elementi chiave, chiamando in causa la motivazione, la cura del corpo, la riduzione delle condizioni di stress e i cambiamenti dello stile di vita”.
Cancro: 10 milioni di morti nel 2020
Il cancro non conosce confini né territori né razze; colpisce bambini, giovani e adulti, anziani, ricchi e poveri, uomini e donne. Le proiezioni della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per il 2020 indicano come l’incidenza di nuovi casi per anno potrà aumentare del 50% (15 milioni di nuovi casi) e 10 milioni saranno le persone che perderanno la vita a causa del cancro in quell’anno.
Un male delle anime
L’impatto emozionale delle malattie neoplastiche e le problematiche psicologiche e interpersonali secondarie all’ammalarsi di tumore rappresentano uno dei nodi centrali dell’assistenza. La sofferenza della singola persona e della sua famiglia, travolte dal cancro, e le importanti conseguenze sul piano emotivo e relazionale, sia quando l’esito della malattia è la guarigione sia quando l’esito è la morte, non risultano ancora sufficientemente al centro dell’attenzione della ricerca e dell’assistenza oncologica in quasi tutti i Paesi. Infatti la letteratura internazionale, inclusa quella italiana, indica che solo in un paziente su quattro i problemi di ordine emozionale vengono correttamente riconosciuti e opportunamente trattati. Il dolore, l’ansia, la depressione, le difficoltà in ambito familiare, lavorativo e interpersonale, i problemi di accettazione della propria immagine corporea e del cambiamento dei ruoli, la paura per eventuali ricadute e la paura della morte diventano frequentemente ostacoli insormontabili per migliaia e migliaia di pazienti affetti da cancro. Far sì che questi problemi siano affrontati sistematicamente e che i pazienti ricevano cure ottimali sul piano non solo medico ma anche psicologico è l’obiettivo principale delle società scientifiche di Psico-Oncologia di tutti i Paesi.
IL DOLORE DEL MALATO
Dare speranza alla fine della vita: la dignità del morente Ripercorrere il proprio percorso esistenziale, riuscire a dare significato agli eventi accaduti, ricercare e dare voce ai propri valori spirituali nelle fasi finali della vita costituiscono il nucleo della terapia centrata sulla dignità del morente. Diverse correnti psicologiche si muovono oggi su questa importante filosofia nelle cure palliative e in Psico-Oncologia per mantenere il contatto con chi si trova nella fase terminale della vita e per garantire un continuità assistenziale. Fonte di speranza – come riporta la letteratura a questo proposito – non è solo e unicamente data dalla guarigione, ma, quando la guarigione non è più possibile, la speranza riguarda la certezza di non essere abbandonati, la consapevolezza di aver lasciato una traccia della propria esistenza e di essere stati di insegnamento per altre persone, il non sentirsi di peso per i propri cari, il mantenere la dignità. Esistono oggi, nell’ambito della Psico-Oncologia, approcci specifici in questo senso, la cui efficacia è stata ripetutamente provata.
Una nuova figura per i bisogni dei pazienti – lo psiconcologo
Gli ultimi dieci anni hanno visto il nascere di una nuova figura professionale, a cavallo tra due discipline sanitarie, l’oncologia e la psicologia/psichiatria. Questa figura individua una professionalità di psicologo o psichiatra applicato all’oncologia, che lavora all’interno del team oncologico o ne è un consulente regolare e stabile. Tale attività può essere svolta solo dopo una specifica formazione teorica e sul campo, cui nè la laurea di psicologia né la specializzazione in psichiatria di per sé preparano. Oggi esistono a livello nazionale master universitari. Laurea in psicologia e specializzazione in psicologia clinica o psicoterapia, laurea in medicina in e specializzazione in psichiatria o psicologia clinica sono una delle due basi da cui partire e su cui costruire lo psiconcologo. Questa figura – pressoché assente qualche anno fa in Italia – inizia a diffondersi e molti centri oncologici contano finalmente tali professionalità (in Italia circa 200). I suoi campi principali sono la comunicazione con il paziente oncologico, campagne di screening, interventi psicoterapici specifici, interventi psicofarmacologici, supporto allo staff, tutti ambiti dotati di una specificità per i malati sofferenti delle patologi tumorali. – A Venezia, ne parlerà David Kissane, Direttore del Dipartimento di Oncologia Psichiatrica del Memoriali Sloan-Kettering Cancer Center di New York
L’EQUILIBRIO DI MEDICI E INFERMIERI
Quando lo stress “brucia” chi cura il cancro – la sindrome del burn-out Lavorare in oncologia e in contatto con persone affette da malattie gravi incide sull’equilibrio psicologico e biologico di chi cura? I dati della letteratura rispondono affermativamente, indicando che il 30% dei medici e infermieri che lavorano in oncologia presentano sintomi psicologici, quali ansia, tensione, irritabilità, e comportamenti, come freddezza nel rapporto con gli ammalati, cinismo, e scarsa realizzazione professionale noti come “sindrome del burn-out” (letteralmente “dell’operatore bruciato”). Prevenire lo stress lavorativo, cogliere i primi segni di disagio e agire tempestivamente sono le regole per “prendersi cura di chi cura”.
TRA MEDICO E MALATO: LA COMUNICAZIONE DELLA MALATTIA
Congiura del silenzio o accanimento della verità Come si comunica la diagnosi di cancro? Esistono modalità per rendere la relazione medico-paziente più efficace? Esiste una mediazione tra la “congiura del silenzio” e l’ “accanimento della verità”? È possibile riumanizzare la relazione medico-paziente attraverso il dialogo e un’attenzione alla persona nella sua interezza piuttosto che all’organo ammalato? La ricerca in ambito psico-oncolgico ha dato molte risposte a queste domande, dimostrando come le tecniche comunicative possano essere acquisite dai medici attraverso corsi specifici. All’VIII congresso mondiale di Psico-Oncologia ne discuteranno esperti della comunicazione in ambito psico-oncologico, con testimonianze dirette quali quella di Angela Terzani Staude, scrittrice e moglie di Tiziano Terzani. Nel corso del convegno verrà inoltre rappresentato “L’uomo dal fiore in bocca” di Luigi Pirandello in inglese come introduzione alla sessione su “Dimensioni spirituali, antropologiche e filosofiche del cancro” e verranno letti brani dalla versione inglese de “Un Altro Giro di Giostra” di Tiziano Terzani, come introduzione alla sessione sui diritti dei pazienti e della sezione Advocacy, cui prenderà inoltre parte la Presidente dell’European Cancer Patient Coalition, Lynn Faulds Wood, presentatrice della BBC ammalatasi di cancro del colon, da allora attiva nei diritti dei pazienti e protagonista di iniziative di sensibilizzazione su questa malattia.
Anche il dottore soffre quando comunica notizie dolorose al paziente
Il medico, l’infermiere che ogni giorno lavorano e vivono a contatto con persone che soffrono, soffrono anch’essi. Che la professione di assistenza sanitaria fosse a particolare rischio di tensione emotiva, di stress, di “bruciarsi” piano piano lavorando, è noto da anni. Recenti studi di visualizzazione cerebrale hanno documentato che assistere alla sofferenza di un’altra persona attiva nel cervello le aree e i circuiti del dolore, quasi come se fosse il dottore o l’infermiere stesso a soffrire. Comunicare ad un paziente una diagnosi di tumore, discutere con lui/lei, ad esempio, suscita reazioni emozionali intense, spesso parallele a quelle del paziente, registrabili non solo raccogliendo la testimonianza verbale del medico ma registrando le reazioni con opportuni strumenti psicofisiologici, molto più fini e che esplorano reazioni profonde.
– A Venezia, ne parlerà Massimo Biondi, Professore di Psichiatria dell’Università La Sapienza di Roma
Da oggi il medico può imparare a comunicare una cattiva notizia
Il medico fino ad oggi non è stato preparato durante gli studi universitari ad una delle cose ritenute più elementari: ad esempio comunicare al malato la diagnosi di una malattia grave o una prognosi infausta, discutere di difficoltà di cura, informare che una cura non ha avuto gli effetti attesi. In molti paesi tale comunicazione viene evitata o ridotta al minimo, talora il paziente viene “saltato” e l’informazione data solo ai familiari, ritenendo di proteggerlo dalla cattiva notizia. Un modello medico prevalente nella tradizione formativa clinica ha enfatizzato il modello di dottore freddo e distaccato, lontano e padrone di sé, efficiente e senza emozioni. In realtà tale tipo di medico – hanno documentato molti studi – fa star male il paziente lasciandolo solo di fronte alla malattia e per di più non protegge il medico ma negli anni lo fa star male emotivamente, accumulando una sofferenza nascosta. Il progressivo crescere di consapevolezza per questo problema, il passaggio da una medicina centrata sul medico ad una medicina centrata sul paziente ha portato in primo piano la necessità di un medico che sappia stare più a fianco del paziente. “Cosa dire” e “cosa non dire” circa una diagnosi o un percorso clinico, “come” e “quando” dirlo possono essere appresi in corsi specifici che insegnano abilità comunicative. ONCOTALK è un metodo messo a punto negli Stati Uniti che di recente è stato tradotto e adattato per la cultura italiana e oggetto di corsi specialistici per dirigenti di struttura. – A Venezia, ne parlerà il Professor Walter Baile, del M.D. Anderson Cancer Center di Houston
E ANCORA…
È possibile parlare dei propri problemi, di quanto ci si sente depressi o ansiosi, condividendo le proprie paure e i propri valori spirituali, quando ci si ammala di cancro? È possibile combattere lo stigma e il pregiudizio che ancora circonda questa malattia? Qual è la relazione tra stress e tumori? La memoria delle cellule “ricorda” gli eventi della vita e attiva vie biologiche che predispongono alla malattia o ne favoriscono il mantenimento della salute? Questi sono alcuni tra i molti temi che verranno affrontati nell’VIII Congresso Mondiale di Psico-Oncologia organizzato dalla International Psycho-Oncology Society e dalla Società Italiana di Psico-Oncologia, in collaborazione con l’Università di Ferrara, che si terrà a Venezia dal 18 al 21 ottobre e che vedrà delegati di oltre 50 paesi confrontarsi sui numerosi risvolti psicologici e sociali collegati alle patologie tumorali (www.ipos2006.it).

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