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17 ottobre 2006

Si chiude al teatro sociale Converging Sciences 2006

Medicina predittiva, preventiva e personalizzata: molte delle aspettative derivanti dalla biologia dei sistemi sono legate alle nuove pratiche medich Medicina predittiva, preventiva e personalizzata: molte delle aspettative derivanti dalla biologia dei sistemi sono legate alle nuove pratiche mediche e, conseguentemente, ai nuovi metodi per produrre farmaci migliori. La ricerca in questi settori può aiutare a comprendere prima e meglio come insorgono e come si sviluppano le malattie. L’utilizzo di modelli informatici può aprire nuovi scenari e nuove prospettive per tutte quelle patologie rare, sulle quali oggi si fa poco per motivi prevalentemente commerciali. Produrre farmaci è infatti costoso e richiede molto tempo. Ne consegue, che le grandi multinazionali sono disposte a investire su farmaci che saranno usati da molte persone, ma non certo su quelli per patologie che colpiscono una fascia molto ridotta della popolazione. L’impiego dei computer permette di sperimentare molecole su modelli informatici e aiuta così a prevedere l’evoluzione di una patologia, riducendo, di conseguenza, il numero degli esperimenti reali necessari (alcuni dei quali richiederebbero magari l’uso di cavie) e indirizzando meglio la ricerca. Delle nuove metodologie nel campo della salute e della farmaceutica si è occupata la prima sessione di oggi del convegno internazionale “Converging Sciences”, che da ieri riunisce a Trento, al Teatro Sociale, ricercatori e rappresentanti di istituzioni e industrie da tutto il mondo. La seconda edizione di questo importante appuntamento scientifico internazionale è stata promossa dal Centro Microsoft Research/Università di Trento. Il Centro, istituito di recente, si occupa della ricerca in questo settore multidisciplinare dalle straordinarie prospettive di sviluppo, che oggi può essere visto come la nuova, vera “tecnologia abilitante” per le scienze del futuro. Oggetto dell’interesse degli studiosi è proprio l’informatica applicata all’analisi dei sistemi biologici, che potrebbe costituire un valido aiuto per i pazienti del futuro. All’insorgere dei primi sintomi, infatti, si possono effettuare analisi genomiche e proteomiche personalizzate. I dati ottenuti possono essere confrontati con quelli contenuti in una base di dati di patologie e si identifica la malattia. Si utilizza a questo punto il modello della malattia adattato ai dati personali del paziente per studiare l’evoluzione del fenomeno e individuarne i punti deboli che possono essere attaccati da molecole esistenti. Un obiettivo tanto ambizioso, quanto possibile, che per essere realizzato richiede una strategia globale che coinvolga insieme ai ricercatori, anche il mondo dell’industria e delle istituzioni. Sugli ostacoli, le sfide e le potenzialità per il futuro della bioinformatica si sono confrontati oggi nell’ultima sessione Corrado Priami, presidente del Centro, Stephen Emmott, direttore dell’External Research Office di Microsoft e Innocenzo Cipolletta, presidente dell’Università degli Studi di Trento, insieme a Gianluca Salvatori, assessore alla Programmazione, Ricerca e Innovazione della Provincia autonoma di Trento e Philippe Sanseau, direttore dell’area Bioinformatics Discovery and Analysis della casa farmaceutica GlaxoSmithKline. La discussione si è concentrata sull’individuazione dei primi passi da compiere per facilitare il processo a cui abbiamo fatto riferimento in questa conferenza. Alla luce del dibattito delle sessioni precedenti, è stata ribadita la difficoltà che si incontra nel creare una massa critica di persone per queste nuove scienze e per l’applicazione di questi nuovi schemi soprattutto nei campi della ricerca scientifica e farmaceutica. Per raggiungere un giorno l’obiettivo della medicina preventiva e personalizzata – è stato ribadito nella fase conclusiva del convegno – occorre muoversi nella direzione della multidisciplinarietà, tra scienze della vita come dominio applicativo e informatica come tecnologia abilitante. A questo punto la ricerca sarebbe in grado di capire perfettamente il funzionamento dei sistemi biologici e di comprendere, quindi, quali siano i meccanismi elementari che consentono loro di essere robusti, tolleranti ai guasti, autoadattanti rispetto al contesto. Tutte proprietà eccellenti che da sempre i ricercatori cercano di inserire nel progetto dei sistemi artificiali senza mai raggiungere un pieno successo. Questa nuova conoscenza consentirebbe di utilizzare nuovi approcci alla progettazione e realizzazione del software garantendo risultati concreti. Questi temi pongono le basi per l’informatica del futuro che diverrà bio-mimetica per sua natura. La nuova comprensione dei sistemi biologici costituirà un passo essenziale verso l’utilizzo di materiale vivente come strumento di calcolo, trasformando radicalmente l’industria elettronica e quella dei servizi.

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