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21 dicembre 2006

Cento milioni agli atenei privati, è scontro nella maggioranza

Una vera bufera politica si è scatenata nella maggioranza dopo la scoperta di un altro “emendamento nascosto” nella Finanziaria appena approdatUna vera bufera politica si è scatenata nella maggioranza dopo la scoperta di un altro “emendamento nascosto” nella Finanziaria appena approdata alla Camera, che stanzia fondi non programmati. Questa volta la guerra scoppia per l’università privata e ha un costo cento milioni di euro. Questi i fondi destinati alle università private, nascosti in due commi del maxi emendamento – il 603 e 604 – sfuggiti ai più.
La notizia è stata anticipata sulle pagine de “La Repubblica” e ha scatenato le reazioni durissime di Verdi, Prc e Pdci, che sono arrivati a chiedere una nuova riunione di maggioranza per sbrogliare il caso.
«Il finanziamento di istituti universitari privati con fondi pubblici è del tutto inaccettabile – ha affermato il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto -. Di un simile provvedimento non si è mai discusso e deve essere eliminato al più presto». Rincarano la dose la senatrice Manuela Palermi, capogruppo Verdi-Pdci a Palazzo Madama: «È inaccettabile che le linee politiche della Finanziaria vengano decise da colpi di mano o attraverso vergognosi sotterfugi. È obbligatoria ed urgente una riunione della maggioranza e del governo» e l’onorevole Sgobio, capogruppo dei Comunisti Italiani a Montecitorio: «Non ci sono soldi per la Ricerca e poi si finanzia l’università privata, è un’altro buco nero di questa Finanziaria».
Reazioni che testimoniano la sorpresa di una parte della maggioranza di fronte alla notizia anticipata da “Repubblica”. I firmatari dei commi che portano cento milioni alle università private sono due noti senatori della Margherita: Luigi Lusi, segretario amministrativo del partito e vicinissimo a Rutelli, e Luigi Bobba noto come esponente della linea “teodem” all’interno del suo partito, che però scarica le responsabilità sul collega di partito: «L’ho solo firmato, chi l’ha pensato e poi costruito è stato lui». Se si passa al setaccio il mondo universitario non statale, finanziato comunque dallo Stato, si può notare, come testimoniano le inchieste dei corrieristi Stella e Rizzo, che su 94 atenei privati riconosciuti dal ministero, quelli finanziati coi soldi pubblici sono 28. Dalle strane accademie spuntate dal nulla e dal profilo ambiguo, con docenti non sempre all’altezza, ai luoghi di assoluta eccellenza come la Bocconi o la Cattolica, da sempre fucine della classe dirigente del Paese. Quelli promossi da enti pubblici sono quattro, da soggetti privati 13. Più le università telematiche: 11. I docenti, che risultavano essere 2.022, al 31 dicembre 1998, sarebbero, secondo i dati aggiornati al 31 maggio 2006, 2.734. Con un aumento di 712 persone: 361 ordinari, 256 associati e 95 ricercatori. Un incremento del 35,2%. Nettamente inferiore, comunque, all’aumento esponenziale di atenei, facoltà e corsi.
I fondi del “maxi emendamento” sono destinati a tutti i collegi universitari che abbiano la finalità di ospitare studenti e che “siano iscritti ai registri delle prefetture”, criteri poco selettivi per ricevere complessivamente 32 milioni l’anno nei prossimi tre anni. È scontato che la maggioranza dei collegi ai quali andranno i fondi sono di natura religiosa. Sarà contento il Vaticano.

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