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19 dicembre 2006

“Cervelli in fuga”: il Miur ne incentiva il rientro

Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano si è espresso, in questi giorni, sulle problematiche relative al lavoro dei giovani e alla ricerca: “l’eIl Capo dello Stato Giorgio Napolitano si è espresso, in questi giorni, sulle problematiche relative al lavoro dei giovani e alla ricerca: “l’emigrazione italiana ha subito una drastica riduzione da diversi decenni e tuttavia non si è mai interrotta. I nuovi emigranti sono ormai in misura limitata lavoratori dipendenti e operai; si tratta soprattutto di tecnici, di imprenditori, di persone altamente qualificate”. Il Presidente della Repubblica ha poi fatto riferimento alla difficile situazione dei “cervelli in fuga” ed ha lanciato un nuovo allarme: “spero che i nuovi, come i vecchi emigrati, si trovino a loro agio nei Paesi che li ospitano, che possano mettere a frutto le loro capacità e vedere realizzati i propri progetti di vita. Tuttavia, spero anche che il nostro Paese sia in grado di offrire loro la possibilità di tornare in Patria, trovando gli stessi supporti e le stesse opportunità che li hanno motivati a partire”. Quando Napolitano “richiama a problemi come la fuga dei cervelli, fa una cosa sacrosanta”, ha commentato il Ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi che ha poi sottolineato come quello di oggi (lunedì) è solo “un primo passo”. Si tratta di un atto d’indirizzo emanato dal Ministro e finalizzato ad incentivare il rientro e la stabilizzazione nelle nostre università dei “cervelli” italiani, dei nostri ricercatori più famosi, fuggiti all’estero dove sono garantite possibilità di formazione migliori ed un lavoro stabile e ben remunerato. La normativa inviata dal Ministero ai rettori risponde, in cinque paragrafi, ai dubbi ed alle domande sollevate negli anni scorsi dai nostri Atenei. Con la legge Finanziaria 2006, per un taglio di risorse, era stato bloccato il piano del 2001 che promuoveva il rientro dei nostri cervelli dall’estero. Il provvedimento cerca quindi di invertire la rotta facilitando il rientro dei nostri studiosi e la loro stabilizzazione nelle università italiane. Inoltre viene in contro a quaranta ricercatori richiamati in Italia attraverso il decreto del 2001, ma il cui contratto sta per scadere.

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