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16 dicembre 2006

Erasmus. Bologna al secondo posto in Europa per studenti “inviati”

Gli studenti italiani hanno voglia di estero. Un dato di fatto, dimostrato dalla pubblicazione, da parte della Commissione Europea, dei dati relat

Gli studenti italiani hanno voglia di estero. Un dato di fatto, dimostrato dalla pubblicazione, da parte della Commissione Europea, dei dati relativi al programma Erasmus, venti anni dopo la sua nascita. Ebbene negli ultimi anni, gli studenti del Bel Paese sono risultati i più numerosi in Europa a voler passare un periodo di studio all’estero. 16440 solo nell’anno accademico 2004/2005 per intenderci. In questo quadro, l’Università di Bologna è la più “esterofila”. L’ateneo felsineo, con una media di più di mille studenti l’anno in giro per l’Europa grazie all’Erasmus, si piazza al secondo posto assoluto tra le università del Vecchio Continente. Davanti c’è solo l’Universidad Complutense di Madrid; mentre alle spalle, tra i primi venti atenei europei, figurano anche “La Sapienza” di Roma, l’Università di Firenze e quella di Padova. In venti anni di programma Erasmus, insomma, oltre un milione e mezzo di studenti hanno usufruito di un’esperienza al di fuori dei confini nazionali, e la maggior parte di questi sono italiani. Molto, ma molto più “casalinghi” sono i docenti universitari. L’Erasmus infatti vale anche per loro, solo che nessuna università italiana risulta tra le prime venti in Europa, per numero di professori inviati all’estero. Al contrario, noi, i professori, li accogliamo da fuori. E in quest’ottica Bologna risulta di nuovo al secondo posto per numero di docenti accolti. Dati, in sostanza, che evidenziano quanto l’Alma Mater bolognese sia da sempre propensa all’interscambio culturale, così come tutti noi studenti italiani. Ma un rischio per l’Erasmus c’è, e viene dall’ultima Finanziaria. Senza sostanziosi fondi per l’Università e la ricerca, il numero degli studenti nostrani in giro per l’Europa potrebbe diminuire negli anni a venire. L’Italia è una miniera di giovani che hanno voglia di viaggiare e integrarsi col resto del mondo. I dati della Commissione Europea lo testimoniano. La speranza è che le Istituzioni non dimentichino questa miniera, abbandonandola, senza più risorse, a se stessa.

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