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20 dicembre 2006

Foggia: apatia per le Universiadi

Trascinante, commovente, infervorante. Dopo tanta attesa e tanto freddo, finalmente l’ardente fuoco della conoscenza è apparso all’Trascinante, commovente, infervorante. Dopo tanta attesa e tanto freddo, finalmente l’ardente fuoco della conoscenza è apparso all’orizzonte di Piazza Italia, a Foggia. In testa alle auto d’epoca dell’A.S.I., la fiaccola è stata alzata felicemente dal professore Domenico Di Molfetta, tecnico nazionale della Fidal e del CUS-Foggia, che ha combattuto contro il vento ingannevole, per non vedersi spegnere la fiamma, invano. Gli ultimi trenta metri li ha calpestati da solo, fino al palco, accennando una corsetta mentre traspariva dal suo sorriso, rispettoso verso quel simbolo, tutta l’emozione di quel momento. Ed i presenti erano con lui. Me compreso. Sul palco, il professor Muscio, Rettore dell’Università degli Studi di Foggia, ha accolto affabilmente la fiamma, questa volta racchiusa in una lanterna, illuminata poco prima dalla fiaccola. Questa è un altro elemento, simbolo della corsa che, assieme alla torcia creata da Giugiaro, risulta essere il testimone che, città dopo città, ritornerà di nuovo a Torino, contribuendo non poco ad accrescere il sentimento sociale di coesione e solidarietà nel nostro Paese. Altre personalità, sul palco, hanno contribuito con le loro parole ad impreziosire la serata. Ma, ho una cosa che mi preme al petto e che non riuscirei a domare in altro modo. Lì, su quel palco, ho visto ragazzi, atleti italiani, che hanno fatto sacrifici per arrivare ai propri livelli di preparazione, giovani che credono in sé stessi e che, su quelle tavole, erano felici per quello che, nel loro piccolo, donavano a tutti noi. Ma, allora, perché mai ho dovuto assistere ad una piazza sgombra di gente e vedere la mascotte animatrice, Crazy, chiedere alle persone, sparse qua e là, di avvicinarsi al palco? Per dovere di cronaca sarebbe lecito dire, effettivamente, quanti erano i presenti ma, questa sera, bramo essere ottimista ed ho visto, dunque, un centinaio di persone, nel punto culminante della serata, cioè all’arrivo delle automobili. Perché la città non deve mai rispondere adeguatamente agli stimoli esterni che le tendono una mano per migliorarla? Dove si trovava, stasera, tutta quella gente che professa “la morte sociale” di questa valle di lacrime e che aspetta sempre incentivi per fare qualcosa? Come la manna dal cielo, adesso, ci sarebbe stata la possibilità di riscattarci ed invece, più pigri che mai, non abbiamo accolto, come invece avrebbero meritato al loro arrivo, i nostri atleti, che sono la nostra immagine all’estero, che siamo noi stessi. Mi sono vergognato, sinceramente, di appartenere a questa condizione generalizzata. Specie quando, a conclusione, ho sentito pronunciare tristemente ad un signore: “E questo è tutto?”. Un plauso però, devo dire, va a tutti quelli che hanno lavorato attivamente sul campo, dagli sponsor fino ai dj di RTL 102.5 che hanno intrattenuto, in ogni caso. La professionalità non li ha fatti indugiare nel proseguire od accennare alla scarna presenza di pubblico. Non dimenticherò mai, comunque, la felicità dei nostri campioni, in particolare lo sguardo del professor Di Molfetta, l’ultimo dei tedofori, che rivedo come il finale di un film al rallentatore; l’estasi di Luigi Samele, mio concittadino, campione del mondo di scherma, già campione italiano ed europeo; il sorriso di Ivana Colotti, foggiana, pluricampionessa di TaeKwonDo, portata ai massimi livelli dal Maestro Smiraglia. Proprio intervistando Ivana, mi ha raccontato che “per me è la prima volta. Portare una fiaccola di questo valore è stato molto emozionante. So che è stata accesa dal Magnifico Rettore dell’Università di Torino e, sapere che sta facendo il giro dell’Italia e che è stata e sarà portata da tante persone, è una cosa che mi entusiasma. Io vengo dagli Europei e dai Mondiali, ma questa è davvero un’altra cosa!”. Nonostante il gelo sulle automobili decappottabili che li trasportavano, i tedofori hanno dimostrato qualità morale non solo sul campo. Ed è questo che voglio ricordare di oggi. Per me stesso. Ma anche per tutti noi. Luigi Cambarau

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