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24 dicembre 2006

Iran: continua la repressione studentesca

Erano stati alcuni studenti universitari del politecnico di Amir Kabir a protestare, il 12 dicembre, contro il Presidente iraniano Mahmud Ahmadi

Erano stati alcuni studenti universitari del politecnico di Amir Kabir a protestare, il 12 dicembre, contro il Presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad gridando “morte al dittatore” e dando alle fiamme alcune sue fotografie. Un segnale di dissenso forte in un Paese integralista come l’Iran. Una protesta subito soffocata – secondo le voci ufficiali – dai fischi indignati dei giovani fedeli al regime. Quattro dei contestatori non hanno più fatto rientro a casa. A seguito di questi fatti il Ministro della Pubblica Istruzione Superiore Mohammad-Mehdi Zahedi ha negato l’esistenza di studenti dissidenti smentendo qualsiasi blocco della didattica e accusando gli universitari attivisti di “corruzione morale”. Nel corso di un incontro con i giovani appartenenti alla forza paramilitare Bassij, incaricati di spiare gli studenti delle università, ha dichiarato: “questi individui sono giudicati indegni perché in questi ultimi tre anni hanno compiuto atti indegni, violazioni ed altri crimini”. Di fronte alla contestazione studentesca del 12 dicembre e dopo simili dichiarazioni c’è stata una dura presa di posizione di 542 intellettuali iraniani gravemente preoccupati per le misure repressive adottate dal Governo nei confronti degli studenti. In particolare vengono denunciate “la limitazione e il divieto di organizzazioni indipendenti degli studenti e di loro pubblicazioni” e “le nomine a posti di dirigenti di figure non accademiche”. Quanto accaduto al politecnico di Amir Kabir deve rappresentare, secondo questi attivisti politici e culturali, “un serio avvertimento per ogni politico riflessivo”.

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