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5 dicembre 2006

La crisi degli atenei italiani

Da Moratti a Mussi, da centrodestra a centrosinistra, in questi ultimi cinque anni l’università italiana non ha fatto altro che peggiorarDa Moratti a Mussi, da centrodestra a centrosinistra, in questi ultimi cinque anni l’università italiana non ha fatto altro che peggiorare il suo status vivendi fino ad arrivare ad oggi, agli inizi dell’anno accademico 2006/2007, dove si rischia seriamente di dover chiudere bottega per mancanza di finanziamenti. Certo, la tassa di soggiorno, quella sui SUV o le agevolazioni fiscali per le famiglie meno abbienti sono argomenti che i quotidiani ed i tg nazionali non posso non trattare per fare audience; ma come si fa a trascurare completamente il messaggio di aiuto lanciato dal presidente della CRUI, Guido Trombetti, nel corso del suo discorso d’inaugurazione del nuovo anno accademico? La realtà dei fatti è che senza un maggiore sostegno finanziario da parte dello Stato, le università italiane rischiano di chiudere i battenti. Mancano i soldi per andare avanti ogni giorno, per pagare i fitti e comprare i sussidi didattici. Inoltre, oltre ai 250 milioni di euro fatti fuori dal decreto taglia spese del ministro Bersani, ne mancano almeno altri 200 sul fondo di finanziamento ordinario per 2007. Per tornare al livello di 5 anni fa, quando gli atenei italiani brillavano in Europa per i risultati conseguiti dai propri centri di ricerca, manca un miliardo e sul fronte degli investimenti il nostro paese non brilla rispetto ai cugini francesi e tedeschi: per ogni studente universitario l’Italia spende 7241 euro, contro i 9135 della Francia e i 9895 della Germania. Il risultato è che i servizi per gli studenti altrove sono migliori dei nostri. Il pastrocchio della Finanziari ormai è stato fatto. Lo Stato italiano ha negato il sostegno ai suoi atenei. Ora come ora, l’unica soluzione per superare questa crisi è quella di far sponsorizzare le università. Il progetto è quello di seguire la strada percorsa, ormai da anni, da alcuni atenei del nord, dove si è deciso d’istaurare rapporti di collaborazione con importanti aziende nazionali ed internazionali. I benefici fino ad ora conseguiti sono ottimi sia sul piano dello sviluppo delle proprie strutture didattiche, e sia su quello della crescita professionale di docenti ed alunni. Dunque, ancora una volta, come soventemente accade in Italia, quando lo Stato latita è il privato che risponde alle nostre richieste d’aiuto.

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