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4 dicembre 2006

Roma: “Un governo che è contro l’università”

Quante ne ho sentite di chiacchiere patetiche e quanti ne ho letti di fatti raccontati in modo impreciso sulla giornata di sabato, due dicembre duemilQuante ne ho sentite di chiacchiere patetiche e quanti ne ho letti di fatti raccontati in modo impreciso sulla giornata di sabato, due dicembre duemilasei. Per raccontare le cose come realmente sono andate e le parole che sono state davvero dette da chi sul serio vi ha preso parte, i presenti, mi sono recato nella capitale armato di scarpette da ginnastica, macchinette fotografiche e un sistema fonico per registrare, per quello che realmente sono, le voci delle persone intervistate. Questo, per evitare di “inciampare”, come “alcuni” cronisti di parte, in una comprensione distorta della realtà ovvero nel sentire solo ciò che si vuole sentire. Tre collaboratori, colleghi universitari, sono stati la troupe che ho preparato e che, dopo un Briefing pomeridiano nel giorno che precedeva l’evento, hanno colto appieno ciò per cui dovevamo lavorare: recuperare, per salvarla, la Verità di cui le persone hanno bisogno per aprire gli occhi dalla strumentalizzazione psicologica.
Le parole dei politicanti sul palco sono ormai registrate dai mass-media; sono le voci della gente comune, degli operai con i quali ho parlato (e non uno solo), dei liberi professionisti (e non uno solo) con i quali ho scambiato piacevoli ed anche, a volte, contrastanti opinioni, avvocati (e non uno solo), fruttivendoli (e non uno solo), fabbri (e non uno solo); e, ancora, degli impiegati di sportelli pubblici fino alle voci degli impiegati dei ministeri (e non uno solo)… queste, sono le parole e le opinioni di gente che viene quasi sempre ignorata. E, invece, ieri, in una piazza ordinata e senza scontri impensabili di nessun tipo, traspariva l’energia e la voglia di cambiare di noi italiani. Quelle persone siamo noi. E noi siamo l’Italia. Perché la piazza di ieri ha conosciuto anche persone che non sono abituate a camminare per strada per farsi sentire e che, per questa volta, probabilmente estenuate, hanno contribuito a far crescere la potenza di quell’unica voce.
“Alcuni” buttano su carta le parole dopo aver scambiato qualche frase o parere (quando va bene) con il malcapitato di turno e che diventa, in quell’articolo, l’elemento che fa diventare “di tutt’erba, un fascio”. No, miei cari, non è proprio così che si va avanti. Per avere il massimo grado di percezione della realtà di ieri, ho girato quasi tutta Piazza San Giovanni, nonostante tratti estenuanti di attesa, varchi di fortuna creati tra la folla, pestate di piedi micidiali, fragorose musiche che davano libero sfogo ad improbabili danze carnevalesche. Ma le relazioni sono state costruttive ed amichevoli anche con i cortei che si avvicinavano alla piazza. Mentre altri filari di cortei non sono neanche riusciti a raggiungerla.
Mettendo da parte tutto il resto, ciò che a noi, qui, interessa è ciò che è stato detto a riguardo dell’università. “Un governo che è contro l’università”, ha dichiarato, imperativo, l’On. Berlusconi. E, su questo, sono stati d’accordo i ragazzi dei gruppi universitari che inneggiavano con bandiere e striscioni. Ho visto ragazzi uniti dal solo piacere di stare insieme nonostante il credo politico fosse differente, ho vissuto quest’esperienza ammirando, con quanta voglia, vorrebbero migliorare la nostra condizione di giovani italiani, gli studenti dell’università di Cagliari che, per un’ora e mezza di comizio, si sono imbarcati la sera prima dall’isola.
Non dovrebbe, forse, questo governo, rendersi conto, dopo due milioni di protestanti in piazza, fino a dove si possa tirare la corda della tolleranza?
Ed invece, fino ad oggi, la televisione propina programmi, pur giustissimi, sulla raccolta volontaria di fondi per le associazioni per la ricerca contro il cancro, la sclerosi multipla e molte altre. Tutto fa brodo, anzi, il mio consenso ci sarà sempre ma, dico io, perché non aumentare la possibilità per le università e per i centri di ricerca di poter usufruire di una fetta maggiore di soldini previsti dalla legge finanziaria, visto e considerando che, questo, è sentito da tutti come un fattore decisivo per il benessere di noi umani del presente e del futuro?
Che il governo odierno, forse, pensi di cavarsela sempre con le nostre donazioni a queste strutture invece di provvedervi, esso stesso, tramite le tasse che, comunque, sborsiamo?

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