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27 dicembre 2006

Udine: tutela della maternità e della paternità nei rapporti di lavoro

Con l’obiettivo imprescindibile di proseguire nel consolidamento delle garanzie per la maternità, ha preso vita un interessante Convegno Con l’obiettivo imprescindibile di proseguire nel consolidamento delle garanzie per la maternità, ha preso vita un interessante Convegno promosso dall’ateneo friulano nella persona della Professoressa Marina Brollo, docente di Diritto del lavoro, e dal titolo sibillino: tutela della maternità e della paternità nei rapporti di lavoro; “proseguire” perché in Italia abbiamo una tradizione consolidata di tutela della donna che lavora, quanto meno di quella donna titolare di un rapporto di lavoro subordinato. In materia, le novità recenti sono rilevanti, ma non così dirompenti, in quanto si è soltanto arricchita una disciplina che nei suoi tratti essenziali già esisteva, anche per effetto del contributo della Corte Costituzionale. Di tutt’altro spessore innovativo, invece, è la disciplina che tutela la paternità. Questa tutela è assai rivelante perché mette in discussione l’idea tradizionale che la cura dei figli, e le attività familiari connesse, siano compiti esclusivi della madre, anche se lavoratrice. Si riconosce al padre, lavoratore subordinato, una serie di diritti fondamentali legati alla cura dei figli. Finalmente possiamo parlare di tutela dei genitori che lavorano, a prescindere dal sesso e senza che il legislatore nazionale richieda attestati sul tipo di legame che unisce la coppia come fanno invece certe leggi regionali. Il legislatore lavorista riconosce la tutela dei genitori indipendentemente dal matrimonio, e addirittura dalla convivenza. E’ questa una tutela aperta anche alle famiglie ‘di fatto’, ed è una tutela che è riconosciuta pure ai genitori single. Altra novità, inclusa sempre nel titolo del convegno, si evince dalla parte finale del titolo in cui si parla di “rapporti di lavoro” al plurale. Un plurale fortemente voluto poichè la tutela riguarda i genitori in senso lato: tanto quelli che lavorano in modo subordinato alle dipendenze di un datore di lavoro privato, quanto quelli che svolgono un’attività lavorativa presso un datore di lavoro pubblico. È, quindi, una tutela che supera addirittura l’attuale linea di confine della privatizzazione dei rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni. Occorre proseguire sulla strada della tutela del lavoro subordinato, andando anche oltre, tutelando tutta quella galassia di rapporti di lavoro non subordinato: il lavoro autonomo, il lavoro para-subordinato, il lavoro delle libere professioniste, dove le tutele appaiono molto più tenui. Infatti, nei confronti di questi rapporti di lavoro, la tutela è pensata per lo più in un’ottica tradizionale, per cui è una tutela della madre lavoratrice (seppur non subordinata) che non si è ancora estesa nei confronti del padre. In sintesi è sempre una tutela piuttosto debole sotto diversi aspetti così da alimentare corposi sospetti di disparità di trattamento là dove le fattispecie da disciplinare risultino similari.

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