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31 dicembre 2006

Unimore: progetto lights

L’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia coordina il progetto internazionale LIGHTS – LIGand interfering with Human TS che si prefi
L’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia coordina il progetto internazionale LIGHTS – LIGand interfering with Human TS che si prefigge lo scopo, grazie alla chimica farmaceutica, di combattere il carcinoma ovarico. Oltre 15 ricercatori modenesi impegnati in un ambizioso traguardo scientifico per bloccare la Timidilato sintasi.
Lo scorso 7 novembre è stato approvato il progetto LIGHTS “LIGand interfering with Human TS”, finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito del VI Programma Quadro (6FP), che ha come scopo l’ identificazione di nuove molecole ad azione antiproliferativa verso cellule di carcinoma ovarico, bloccando l’azione di un enzima, la timidilato sintasi, coinvolto nei processi di replicazione cellulare.

Il progetto, coordinato dall’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia attraverso la prof.ssa Maria Paola Costi del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche, ha come partner internazionali consorziati l’European Media Laboratory (EML) di Heidelberg, Naxospharma di Milano, l’Università di Parigi Sud (Orsay)-INSERM, la Molecular Discovery, un’industria di chemioinformatica e modellistica farmaceutica di Londra, l’Università di California San Francisco (UCSF), e vede coinvolti nel suo complesso circa 35 ricercatori. Il finanziamento al progetto, che conferisce solo all’Ateneo emiliano 730.000 euro, è complessivamente di 2 milioni di euro e sarà sviluppato in un arco di tempo di tre anni.

“Sono entusiasta di questo progetto che rappresenta un’occasione importante nell’ambito della ricerca in area chimico-farmaucetica all’interno del nostro Ateneo. – afferma la prof.ssa Maria Paola Costi della Facoltà di Bioscienze e Biotecnologie – L’impegno della nostra Università, come unità coordinatrice di questo progetto, è notevole, così come la responsabilità di produrre risultati significativi in un ambito competitivo come quello europeo”.

La ricerca, oggetto di LIGHTS, è inserita nel programma di e rappresenta un’azione di trasferimento tecnologico, in cui il sapere della ricerca universitaria si interfaccia con l’industria. A Modena sono coinvolti 15-18 ricercatori in tre ambiti di ricerca. In particolare oltre a quello della prof. Maria Paola Costi, partecipano il gruppo della prof. Maria Stella Moruzzi del Dipartimento di Scienze Biomediche e, in ambito chimico-fisico, il prof. Glauco Ponterini del Dipartimento di Chimica.

“ Un altro risvolto importante e sicuramente un aspetto fondamentale di -continua la prof.ssa Maria Paola Costi – è l’opportunità per i giovani di crescere in un contesto universitario attento alle esigenze dell’industria. L’Università deve sempre più rappresentare un luogo di formazione e di lavoro dinamico, anche rispetto al contesto economico esterno ad essa. Solo con questo dinamismo il mondo accademico può rimanere un luogo interessante per giovani di talento. Il progetto vuole, appunto, rappresentare un contributo iniziale a tali esigenze”.

Uno dei temi che caratterizza oggi la ricerca farmaceutica internazionale è l’elevata percentuale di fallimento dei farmaci che entrano nella fase clinica, momento che precede l’immissione in commercio del medicinale, arrivando al 90% di insuccesso con perdite di risorse elevatissime. Ciò è, in parte, dovuto al basso profilo biologico delle molecole che dalla ricerca di base entrano nella fase pre-clinica.

Dal punto di vista metodologico i ricercatori di LIGHTS sono impegnati a ricercare nuove strategie, che permettano di avere molecole con specifico profilo biologico già in fase pre-clinica. Le strategie utilizzate nel progetto sono particolarmente innovative, perché orientate alla identificazione di molecole con un nuovo meccanismo d’azione, mirate a modulare le interazioni proteina-proteina.

Il processo di studio di un farmaco è molto lungo e prevede tre fasi: una fase iniziale, una fase intermedia ed una fase clinica. LIGHTS si colloca nella fase iniziale e prevede in tre anni di sviluppare una molecola, che possa arrivare al termine della prima fase e nella migliore delle ipotesi possa risultare positiva nella sperimentazione sui modelli cellulari.

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