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30 dicembre 2006

Un’università americana per rilanciare l’Iraq

Quattro anni di guerra hanno provocato in Iraq un’ingente fuga di cervelli. A causa delle continue minacce alla sicurezza numerosi atenei di Bag

Quattro anni di guerra hanno provocato in Iraq un’ingente fuga di cervelli. A causa delle continue minacce alla sicurezza numerosi atenei di Baghdad, un tempo importanti centri universitari per tutto il mondo arabo, hanno dovuto chiudere i battenti. Da queste considerazioni prende vita l’ambizioso progetto di costruire a Sulaimaniya, a centocinquanta chilometri a nord di Baghdad, un’università americana, sul modello di quella del Cairo o di Beirut. Docenti provenienti da tutto il mondo e lezioni in lingua inglese dovrebbero sfornare giovani laureati necessari anche per rinnovare l’intera classe politica irachena.
Per il momento di concreto c’è ancora poco: 25 milioni di dollari stanziati in gran parte dal governo Usa e i nomi di tre candidati alla presidenza dell’ateneo. Si tratta di Kanan Makiya, lo scrittore che ha fondato la Iraq Memory Foundation per documentare le atrocità commesse durante il regime di Saddam Hussein, Fouad Ajami, docente di Studi mediorientali alla Johns Hopkins University, e John Agresto, che è stato consulente dell’Autorità provvisoria della Coalizione. Ma per iniziare realmente l’ambizioso progetto mancherebbero all’appello, secondo Azzam Alwash, segretario del consiglio di amministrazione, 200-250 milioni di dollari per quindici anni. Comunque i lavori dovrebbero iniziare in primavera ed il primo corso di laurea essere attivato già nell’autunno del 2008.

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