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16 gennaio 2007

Chi studia e chi fa le convenzioni

180. E’ il numero di crediti necessari per ottenere la tanto sospirata Laurea Breve, prevista oggi in molti Corsi di Laurea, e che voleva rivolu180. E’ il numero di crediti necessari per ottenere la tanto sospirata Laurea Breve, prevista oggi in molti Corsi di Laurea, e che voleva rivoluzionare il mondo ingarbugliato delle Università Italiane, finendo per nascondere sotto al tappeto gli enormi problemi che lo caratterizzano da sempre. Un numero magico e un primo, importante traguardo per tutti noi, vecchi e nuovi laureandi. Chi ci arriva in Corso, chi con un po’ di ritardo.. a tutti però tocca superare una serie di “ostacoli”, chiamati esami, da 3, 9, 4 (etc.) crediti. Con questa autonomia concessa agli Atenei, si sa, ognuno fa un po’ come più gli aggrada! Questa era l’unica cosa che accomunava tutti, ricchi e poveri, belli e brutti, volenterosi e sfaticati: ad un totale di crediti, ad un numero cioè di esami, corrispondeva il raggiungimento delle conoscenze necessarie per ottenere una Laurea. Eppure anche questa “legge universale” può venire meno, o meglio può essere aggirata con uno stratagemma. E qui arrivano le famigerate convenzioni. Associazioni e corporazioni di ogni pasta, classi di lavoratori che vanno dai vigili urbani ai giornalisti, sindacati, dipendenti ministeriali o di aziende di ogni tipo, tutti uniti al grido di “più convenzioni per tutti”. Il gioco è semplice: un Ateneo stipula una convenzione con una ‘realtà’ esterna al mondo dell’università, che sia un’azienda, un ministero o quant’altro; l’accordo prevede che, ad un dipendente che ha un tot. di anni di servizio o di lavoro, possono essere riconosciuti un certo numero di crediti formativi. In casi estremi si poteva arrivare a vedere “abbonati” addirittura 160 crediti, senza una sola ora di frequenza o di studio. Così, mentre gli studenti sgobbavano sui banchi e guadagnavano crediti a suon di esami e nottate sui libri, il primo dipendente di un qualsivoglia ministero si laureava dando gli ultimi due o tre esami, completando il numero di crediti necessari alla quota valida per ottenere la Laurea. Il fenomeno di queste Lauree ‘Brevi’, nel senso letterale del termine, è stato in parte arrestato da Mussi, che ha posto il limite massimo di crediti riconosciuti a 60, ma è comunque tutto ancora, perfettamente legale e riconosciuto. A questo punto bisognerebbe porsi una semplice domanda: è davvero giusto pensare che 4 ore in ufficio siano minimamente equiparabili al sostenimento, dopo ore di studio e lezioni (e una quota non indifferente di tasse pagate), di esami come Economia Politica o Teorie e Tecniche dei Nuovi Media?

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