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15 gennaio 2007

Dottore a tempo di record

“O siamo di fronte ad università di soli geni, oppure c’è qualcosa che non va”. Secondo il Ministro dell’Univers“O siamo di fronte ad università di soli geni, oppure c’è qualcosa che non va”. Secondo il Ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi sono queste le due alternative possibili di fronte al caso di alcuni atenei che sfornano giovani laureati in tempi brevissimi. E l’attuale situazione delle Università di Chieti, Pescara e Casamassima sembra decisamente far propendere per la seconda ipotesi: c’è qualcosa che non va. Che si tratti infatti di lauree triennali, quindi “brevi”, è vero, ma che per fregiarsi del titolo di dottore bastino due anni, uno o addirittura pochi mesi appare effettivamente cosa alquanto strana. Certo, se si prende in considerazione tutto il paese, l’impressione non è poi così straordinaria: secondo l’ultimo rapporto del Cnvsu (il Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario) presentato nello scorso mese di novembre, nel 2005 solo poco più del 5 per cento degli studenti italiani hanno conquistato la laurea triennale in anticipo. Se, tuttavia, si prendono in considerazione i singoli atenei, la situazione appare decisamente meno omogenea. Infatti, mentre università come la Bocconi, il Politecnico di Torino e l’Università di Modena hanno permesso a pochi studenti di laurearsi prima dei tre anni normali, altri atenei hanno preferito non ostacolare, se non agevolare, la corsa sfrenata verso la laurea. Il fenomeno alquanto singolare sembrerebbe essere ricorrente in numerose università italiane ma, per il momento, i casi che destano maggiore attenzione sono tre. Uno di questi è l’Università telematica "Guglielmo Marconi"; secondo i dati forniti dall’ufficio statistico del Miur, su 100 neo dottori, ben 99 non si erano iscritti nemmeno tre anni prima. A questo si aggiungono l’ateneo Lum "J. Monnet" di Casamassima in Puglia e quello dannunziano di Chieti – Pescara dove circa il 50% degli studenti si sono laureati prima del previsto. C’è chi accusa queste università di essere veri e propri “esamifici” e altri che preferiscono affrontare il presunto problema parlando di “questioni di target”. Strategie di marketing, un bacino d’utenza ben identificato e l’eccessiva quantità di crediti riconoscibili dopo una laurea sarebbero le cause di questa “sfornata” straordinaria. "Il 90% dei nostri iscritti non sono studenti che hanno avuto un percorso di studio regolare – spiega Gabriella Paglia, responsabile dei rapporti esterni dell’Università telematica "Guglielmo Marconi" – ma gente che magari ha già alle spalle una carriera universitaria. Oltre a loro, tra i nostri iscritti ci sono anche esponenti del mondo delle professioni, geometri, forze di polizia, giornalisti, consulenti del lavoro. Loro rappresentano a pieno il nostro target. E il sistema del riconoscimento dei crediti, a loro come a chiunque altro dà la possibilità di non perdere gli esami pregressi o l’esperienza conquistata, ovviamente nei limiti fissati dalla legge". Tutto normale? Per il Ministero dell’Università e della Ricerca sembra proprio di no e di fronte ad un numero così alto di studenti, concentrati in pochi atenei, che non sanno che farsene dei tre anni richiesti per conseguire la laurea, ha deciso di approfondire i controlli per far chiarezza sulla situazione che, se fosse davvero quella descritta, sarebbe a dir poco imbarazzante.

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