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17 gennaio 2007

Ferrara: La Prof.ssa Francesca Cappelletti ai Caffè delle Scienze

Giovedì 18 gennaio, alle ore 18.30, al Wine Bar San Giorgio. “Nel linguaggio della storia dell’arte anglosassone, uno “sleeper” è un

Giovedì 18 gennaio, alle ore 18.30, al Wine Bar San Giorgio. “Nel linguaggio della storia dell’arte anglosassone, uno “sleeper” è un capolavoro addormentato, un quadro che, per qualche motivo, giace dimenticato in una polverosa residenza di campagna o nella sacrestia di una chiesa, misconosciuto dai proprietari e ignoto agli studi”. Francesca Cappelletti, docente di Arte Moderna dell’Università di Ferrara, introduce così il tema del suo intervento all’interno dei Caffè delle Scienze (v.di scheda allegata). Intervento che appunto si incentrerà sulle vicende di quadri perduti e ritrovati e le avventurose riscoperte, a volte del tutto casuali, di opere celebri che si credevano scomparse: proprio come quella di cui la stessa Cappelletti è stata protagonista, con il ritrovamento della Cattura di Cristo del Caravaggio, vicenda recentemente ripresa da un best seller americano e che ora si appresta ad essere ripreso da una pellicola firmata Miramax.
“La storia dell’arte non segue in realtà sempre percorsi avventurosi né gli studi riservano continuamente grandi sorprese – puntualizza la Cappelletti -. Anzi, spesso gli indizi lasciati dalle opere nei loro avventurosi percorsi non sono sufficienti a stabilire l’autografia certa di un dipinto o a farlo rintracciare”. Ma qualche volta i collezionisti, e gli studiosi, sono più fortunati. “All’inizio del secolo scorso, per esempio, la pala d’altare di Michelangelo con il Cristo deposto, oggi alla National Gallery di Londra, proveniente dalla cappella Cavalletti in Sant’Agostino a Roma, era adoperata come tavola di un banco della frutta nel mercato di Campo de Fiori e da lì venne acquistata a poco prezzo”, racconta la docente d’Arte.
Il recupero delle opere va spesso di pari passo con il recupero critico che si fa di un artista o di un movimento: per questo motivo dagli anni Cinquanta del Novecento si assiste alla scoperta di opere di Caravaggio. “A monte c’è la riscoperta critica e la valorizzazione della pittura del Seicento e dello stile del grande pittore, considerato invece spesso dai contemporanei e dagli studi fino all’Ottocento eccessivamente realista – spiega la Cappelletti -. La seconda versione della Buona Ventura, il San Giovannino, I bari e la Cattura di Cristo sono solo alcuni dei capolavori di Caravaggio riscoperti dagli studiosi, dopo un lungo sonno, negli ultimi vent’anni”.

Francesca Cappelletti, professore associato di Storia dell’Arte dei Paesi Europei presso l’Università di Ferrara, si dedica da anni allo studio del collezionismo italiano del Seicento. Ha pubblicato un volume sulla collezione Mattei di Roma e vari articoli sulle vicende della sua dispersione e ha ricostruito la formazione e l’assetto della galleria Doria Pamphilj di Roma, sulla base di ricerche d’archivio che sono state utilizzate per il riallestimento della raccolta nel 1996.
Le sue ricerche hanno contribuito al ritrovamento dell’opera di Caravaggio, ritenuta persa, La Cattura di Cristo (vicenda ripresa dal giornalista e scrittore americano Jonathan Harr nel best seller Caravaggi perduto).
Ha studiato la presenza di artisti stranieri in Italia nel corso del Seicento, in particolare dei pittori caravaggeschi, di pittori fiamminghi, del tedesco Daniel Seiter. Il suo ultimo libro è Paul Bril e la pittura di paesaggio a Roma, 1580-1630, Roma 2005.

Accompagnamento musicale – Bossa nova e musica d’autore
La prima parte del concerto è dedicata ad un repertorio che vede la sua nascita in Brasile intorno agli anni ’60 e annovera tra i suoi inventori il compositore e musicista Antonio Carlos Jobim, il poeta Vinicius de Moraes e il cantante e chitarrista João Gilberto: la bossa nova. Questo genere rappresenta un’evoluzione del samba, richiama elementi ritmici melodici ed armonici tipici del jazz.
La bossa nova è caratterizzata da un volume di esecuzione molto basso e da una grande carica emozionale. Il cantante deve confrontarsi con un genere che vede la sua location migliore nei piccoli spazi in cui l’attento ascoltatore non deve soffermarsi solo sulla musica, ma anche sulla bellezza del testo.
Per l’occasione verranno presentati alcuni dei brani più famosi di Antonio Carlos Jobim.
La seconda parte del concerto non modifica i toni intimistici della bossa nova, presentando brani contemporanei che coniugano testi poetici a quella che viene definita “musica d’autore”.
Verranno presentati brani di Louis Armstrong, Eric Clapton, i Beatles, Cyndi Lauper…

Matteo Musacci nasce a Ferrara nel 1986 e comincia lo studio della chitarra a soli cinque anni e, nella medesima città, sta portando a termine gli studi al conservatorio Frescobaldi con il prof. R. Frosali. Perfezionatosi con il maestro A. Company, già attivo in diverse formazioni cameristiche, vince nel 2005 il premio “Chailly” in coppia con il flautista Marco Brighenti.
Autore dell’opera “Il cantico di Jah”, rappresentata nel dicembre 2004, collabora anche nel campo della musica leggera con varie incisioni e concerti, e in quello della critica musicale e letteraria in varie riviste.

Chica Piazzolla nasce a Barletta (BA) e comincia a studiare canto a Roma presso la scuola “Percentomusica” dove scopre la sua passione per il jazz e la bossa nova. Si dedica allo studio di questi generi musicali con la guida dell’apprezzata cantante barese Paola Arnesano. Partecipa inoltre ad alcuni seminari come il “Nuoro Jazz” (tenuto da Maria Pia De Vito) e quello del Roccella Jazz Festival con Ada Montellanico. Collabora con le FARAUALLA, quartetto femminile caratterizzato dall’utilizzo pluristrumentale della voce.
Attualmente vive a Ferrara dove è iscritta al nuovo triennio sperimentale di musica jazz presso Conservatorio Frescobaldi.

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