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31 gennaio 2007

Giovani ricercatori: pagati male, ma amanti del loro lavoro

La ricerca in Italia soffre di diverse malattie, tra queste senza dubbio è l’abbandono ormai da anni di politiche serie ed incisive da par

La ricerca in Italia soffre di diverse malattie, tra queste senza dubbio è l’abbandono ormai da anni di politiche serie ed incisive da parte dello stato. L’esistenza del fenomeno del “baronismo” all’interno delle strutture di ricerca, ed essendo già un annoso problema, invece di essere bloccato sta dilagando all’interno della struttura universitaria.
Per chi ha la “fortuna” di entrare a lavorare all’interno dell’università purtroppo gli aspettano soltanto contratti a termine con orari di lavoro davvero estenuanti, ma con una retribuzione bassa. E non è tutto, in quanto la possibilità di carriera è davvero flebile se non nulla e questa situazione di precarietà purtroppo tende a perdurare per numerosi anni.
Le retribuzioni partono da meno di 1000€ e solo chi è fortunato raggiunge le fatidiche 1000€. E questo fa sì che i giovani assunti si trovino preclusi nella loro realizzazione extra-lavorativa. Per cui la possibilità negata per molti giovani di avere una famiglia a causa dell’insicurezza economica e la paura di mettere al mondo dei figli fanno sì che in essi si crei un forte senso di frustrazione, ma d’altro canto i nostri giovani ricercatori sono da apprezzare moltissimo perché, da un sondaggio risulta che nonostante la presenza degli orari lavorativi estenuanti e di una retribuzione bassa con poche prospettive di un miglioramento futuro, non rinuncerebbero mai alla scelta fatta per amore del sapere. Ma questo non deve rappresentare un alibi per la classe dirigente che anzi, dovrebbe iniziare da qui ad operare nuove politiche per la riqualificazione degli stipendi, delle tipologie di contratti e di tutto quello che concerne la possibilità di fare carriera così da ottenere il duplice risultato: il primo è quello di un il trattamento economico migliore per i nostri ricercatori e dall’altra la possibilità di far svolgere loro una carriera così da uscire dalla situazione di stagnazione odierna.
Per molti analisti l’università necessità di un rinnovo generazionale, ma per altri non è necessario un cambio in tal senso, ma bensì il creare la possibilità di nuovi spazi ed un maggiore confronto tra le esigenze degli uni e quelle degli altri, è inoltre auspicabile un maggior scambio di notizie, di esperienze insomma non più una scienza in mano a pochi che si basa sull’utilizzo-sfruttamento di molta manovalanza, ma un mondo universitario più aperto al confronto tra le sue componenti interne.

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