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5 gennaio 2007

La condizione occupazionale dei laureati dell’Università di Ferrara

I laureati ferraresi coinvolti nell’indagine sono 1.149. In particolare si tratta dei laureati del vecchio ordinamento delle sessioni estive 200I laureati ferraresi coinvolti nell’indagine sono 1.149. In particolare si tratta dei laureati del vecchio ordinamento delle sessioni estive 2004, 2002 e 2000 intervistati a un anno dalla laurea (407), tre anni (395) e a cinque anni dal conseguimento del titolo (347). Molto positive le indicazioni che emergono dall’analisi dei dati sulla condizione occupazionale dopo la laurea per i neodottori dell’Ateneo di Ferrara, con un aumento di 4,6 punti percentuali nel tasso di occupazione rispetto alla precedente indagine. “Ferrara – aggiunge AlmaLaurea – sembra dunque non risentire della lieve flessione del tasso di occupazione registrata a livello nazionale. Tra l’altro – aggiunge il Consorzio – nella lettura dei dati dell’Ateneo di Ferrara occorre tenere conto del peso di facoltà come Giurisprudenza e Medicina dove la metà dei neolaureati continua nella formazione per accedere alle professioni”. “L’indagine condotta da AlmaLaurea evidenzia che a un anno dalla laurea il 59,5% dei nostri laureati ha un lavoro – commenta il Rettore Patrizio Bianchi -. Il fatto che su dieci laureati della nostra Università, sei abbiano già un’occupazione a un anno dalla laurea, rappresenta un ottimo risultato, al di sopra di quello nazionale, dove la media è del 54,5%. Inoltre abbiamo migliorato di oltre 4 punti il nostro dato, che l’anno scorso era del 55%”. Quasi un quarto dei giovani, evidenziano i dati elaborati da AlmaLaurea, continua il percorso di formazione (24%), tra questi ovviamente soprattutto i medici (52,5%) e i giuristi (48%), impegnati in tirocini e specializzazioni obbligatori per l’accesso alle professioni. La percentuale di chi cerca lavoro diminuisce lievemente rispetto all’anno prima (dal 19 al 17%). La condizione occupazionale dei laureati dell’Ateneo di Ferrara migliora ulteriormente a tre anni dalla laurea (lavora il 74%); il 15% rimane in formazione; l’11 cerca lavoro. A cinque anni dalla laurea la percentuale degli occupati sale all’87%. Il 7% continua la formazione, mentre solo il 6% è in cerca di lavoro. Nel reperimento del lavoro premia soprattutto l’iniziativa personale (43%). Lo stage è una porta di ingresso al mondo del lavoro per 12 neolaureati su cento. Dall’inizio della ricerca al reperimento del primo lavoro passano poco meno di tre mesi. Migliora anche il dato relativo alla tipologia di lavoro: “A un anno dalla laurea trovano un posto di lavoro stabile 36 giovani su cento, 3 in più rispetto alla precedente indagine: inoltre, in breve tempo anche molti dei laureati che all’inizio trovano un lavoro precario, riescono a migliorare la propria posizione lavorativa e avere accesso a una condizione di maggiore stabilità”, sottolinea il Rettore. Se infatti il lavoro atipico, a un anno dalla laurea, prevale (51%), esso diminuisce però nel tempo (a cinque anni è il 29%), a favore del lavoro stabile, che nello stesso periodo arriva al 68%. Il 29,5% dei neolaureati lavora nell’industria: il 15% nell’edilizia (in questo caso si fa sentire il peso della Facoltà di Architettura). Il 69% lavora nei servizi, soprattutto nel commercio (20%) e come consulenti (10%). Il guadagno mensile netto a un anno dalla laurea è di 1.063 euro, cento euro in più della precedente indagine. Il primo stipendio è più pesante per i neolaureati (1.179) che per le neolaureate (988 euro). A tre anni dalla laurea il guadagno mensile netto sale a 1.139 euro, a cinque anni a 1.310. Il divario tra uomini e donne permane nel tempo con una differenza in busta paga superiore ai 300 euro a svantaggio delle laureate. Quanto conta la laurea sul mercato del lavoro? Il giudizio sull’efficacia del titolo di studio rispetto al lavoro svolto è molto positivo: per l’84% dei neolaureati la laurea risulta almeno “abbastanza efficace”; la percentuale sale, a cinque anni dall’acquisizione del titolo, al 90%. Tra le novità del rapporto presentato quest’anno, la prima fotografia della condizione post-laurea dei laureati “triennali”. E’ necessario tener presente, per un confronto tra la condizione occupazionale dei laureati pre e post riforma, che si tratta di due popolazioni di laureati diverse per obiettivi, formazione, durata degli studi, ma anche per la diversa notorietà dei titoli e della loro spendibilità in ambito lavorativo. Sono 203 i neolaureati di primo livello dell’Ateneo di Ferrara coinvolti nell’indagine, provenienti in prevalenza dai corsi di Scienze, Ingegneria, Medicina e Lettere. “Anche da coloro che hanno conseguito la laurea triennale – sottolinea il Rettore – provengono segnali positivi: i dati AlmaLaurea mostrano infatti che la media degli occupati è del 55%, una percentuale al di sopra della media nazionale del 54,5%”. Il tasso di occupazione, oltre al 35% dei neolaureati dediti esclusivamente al lavoro, comprende una quota di laureati che si è posto l’obiettivo di coniugare laurea magistrale e lavoro (20,5%). Si dedica esclusivamente alla laurea specialistica invece il 36% dei neolaureati. Chi cerca lavoro è solo il 7% dei neolaureati di primo livello. “I dati raccolti da AlmaLaurea mostrano che il nostro Ateneo ha raggiunto ottimi risultati sul fronte della qualità dell’offerta didattica e della formazione degli studenti – conclude il Professor Bianchi -. I dati sull’occupazione emersi dall’indagine AlmaLaurea confermano che ci stiamo muovendo nella direzione giusta, puntando a un’offerta didattica attenta alle esigenze che vengono dal mercato del lavoro”.

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