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25 gennaio 2007

Mussi: stretta sul numero chiuso

I Tar (tribunale amministrativo regionale) del Lazio e dell’Emilia Romagna hanno accolto, nelle scorse settimane, la richiesta di sospensiva del n

I Tar (tribunale amministrativo regionale) del Lazio e dell’Emilia Romagna hanno accolto, nelle scorse settimane, la richiesta di sospensiva del numero programmato in tre corsi di laurea in Psicologia (due a Parma e uno a Roma) presentata dagli studenti Mariavittoria Barilli, Giulia Vetrano, Gianluca Amato ed Elena Begradini sostenuti dall’Unione degli Universitari (www.udu.it). Una decisione storica visto che negli ultimi cinque anni i corsi che prevedono un test selettivo prima dell’iscrizione sono cresciuti del 330%, passando dai 242 del 2001 ai 1.060 del 2006. Solo nel biennio 2004-2006 i corsi di laurea triennale a numero programmato sono passati da 352 a 578 con un aumento rispetto a due anni prima del 64%.
«Dopo pochi mesi dall’inizio della campagna “Divieto d’accesso” contro il numero chiuso nelle Università – hanno affermato i responsabili dell’Unione degli Universitari – sono arrivate le prime sentenze. Avevamo chiesto la sospensiva del numero programmato in tre corsi di laurea e i giudici ci hanno dato ragione».
Un ottimo traguardo, dunque, anche se la sentenza dei tribunali amministrativi ha sancito la sospensione del numero programmato in soli tre corsi di laurea e non in tutti.
Per il Ministro per l’Università e la Ricerca, Fabio Mussi, il numero programmato va riveduto: «Ci sono circa 1.000 corsi di laurea a numero chiuso e di alcuni non se ne vede la ragione. Per Medicina il numero chiuso rientra in una regola europea. Si tratta poi di una laurea per la quale non basta avere i libri a casa. Serve un ospedale, dei letti, dei malati e dunque è una facoltà per la quale il numero chiuso è ragionevole. Ma certamente c’è chi si è un pò allargato».
Per marzo si attende il giudizio del TAR del Lazio sul ricorso collettivo che riguarda centinaia di altri corsi.

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