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31 gennaio 2007

Un Nobel all’Università di Berna

Katie precipita dentro. « Stefan, è morto ». “Chi?” “Mio padre, mio padre!” Così comincia il pezzo “Should’ve” con la morte libera di unKatie precipita dentro. « Stefan, è morto ». “Chi?” “Mio padre, mio padre!” Così comincia il pezzo “Should’ve” con la morte libera di un chimico, che si sentiva colpevole, per aver reso facile a terroristi l’accesso a un tossico nervino. Anche l’autore del pezzo è un chimico, e niente meno che Roald Hoffmann, premio Nobel per la chimica. Lo scienziato e poeta è in questi gioni in visita al Dipartimento di chimica e biochimica dell’Università di Berna. “Should’ve” sarà presentato stasera dal “Upstage – Bern’s Englishlanguage teatre group” , alla presenza dell’autore, nell’edificio centrale del campus.
Roald Hoffmann ha sempre scritto, ricorda Gio Calzaferri, professore di chimica fisica all’Università di Berna. Dapprima poesie, poi libri e successivamente teatro. Calzaferri e il suo collega di berna, Prof. Hans-Beat Bürgi, conoscono Hoffmanns da anni, con lui hanno lavorato, pubblicato e filosofato. “Hoffamann è sì un chimico teorico, ma si è da sempre interessato della comunicazione tra scienze esatte e le scienze dello spirito”, dice Calzaferri. “Ed era osservatore critico della sua specialità: “da una parte si impongono i benefici delle conoscenze chimiche, dall’altra spaventano le conseguenze fatali dei loro abusi”.
Roald Hoffmann compirà quest’anno i settanta. È nato in Polonia ed originario da famiglia ebbrea, che dopo la seconda guerra mondiale emigrò negli USA. Dopo gli studi si abilità all’Università di Harward e nel 1965 ottenne la cattedra all’Università Cornell di Ithaca nello Stato di New York, dove pure il bernese Gion Calzaferri lavorò nella ricerca presso di lui. Nel 1981 Hoffmann ricevette il Nobel assieme al giapponese Kenichi Fukui per le teorie, sviluppate separatamente, sullo sviluppo di reazioni chimiche..
I Professori di Berna Bürgi e Calazafferri, con l’invito a Roald Hoffmann, hanno inscenato la loro festa d’addio dall’Università; i due si trovano ormai ad affrontare gli ultimi gloriosi anni d’insegnamento prima della meritata pensione.
Un caso che racconta e fa sognare coloro i quali intraprendono carriere scientifiche molto impegnative, senza però perdere il gusto di raccontare, di scrivere, di regalare emozioni!

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