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20 febbraio 2007

Altro che flessibilità!

I giovani si iscrivono all’università per garantirsi un lavoro sicuro e stabile. E’ quanto emerge da una ricerca condotta di recente da AlmalauI giovani si iscrivono all’università per garantirsi un lavoro sicuro e stabile. E’ quanto emerge da una ricerca condotta di recente da Almalaurea. Le matricole non amano l’indipendenza e la flessibilità sul lavoro e si iscrivono all’università per riuscire a trovare un lavoro indeterminato e garantito.
Non solo, proprio da questa incertezza circa il proprio futuro lavorativo, derivano poi i numerosi abbandoni che ogni anno coinvolgono i neo-iscritti. Infatti, nonostante le riforme del sistema didattico, sempre più ragazzi abbandonano subito gli studi: colpa dei costi troppo alti, sia a livello sociale che personale e famigliare.
Secondo i dati raccolti da Almalaurea, gli abbandoni più frequenti riguardano le facoltà facenti parte della classe geo-biologica (circa 27% di abbandoni dopo il primo anno), seguono quelle scientifiche (23,8 %) e quelle giuridiche (23,1 %). I più “costanti” sono invece gli psicologi: solo il 9,8 per cento di loro decide di non iscriversi al secondo anno. Colpa dell’incertezza cui si è costretti a vivere nella società moderna.
Non tutti gli studenti però sono uguali. Sulla base di un questionario di autorientamento presentato da Almalaurea, sono emersi cinque diversi “gruppi” di studenti.
Il primo gruppo è costituito dagli “eccellenti”. Sono circa il 22% del totale, sono ragazze, diplomate al liceo classico e dimostrano di conoscere bene il sistema universitario e il mercato del lavoro legato a professioni qualificanti.
Vengono poi gli “ottimisti un po’ mediani”; anche queste sono donne e provengono per lo più da un liceo scientifico. Sono circa il 16 per cento del totale, sono dotate di un metodo di studio eccellente ma appaiono incapaci di scegliere perché inconsapevoli delle proprie preferenze. Difficilmente accettano e si aprono alle novità.
La maggioranza degli studenti appartiene invece alla classe dei “medi operativi”. Sono caratterizzati da una grande apertura al nuovo, si distinguono per i risultati scolastici e per la consapevolezza delle proprie preferenze. Generalmente provengono da licei linguistici o dagli istituti tecnico industriali. Guardano con ottimismo al mercato del lavoro e alla possibilità di inserimento attraverso tirocini o stage.
Ci sono poi i “volenterosi” (circa 19 per cento) caratterizzati da scarse competenze ma da un’elevata capacità di analisi. Generalmente sono uomini e provengono dagli istituti tecnico commerciali. Infine ci sono i “deboli” (circa 8 per cento): sono ragazzi, provengono anch’essi da scuole di istruzione tecnico-commerciale, hanno scarse competenze e conoscono poco il sistema universitario e il mondo del lavoro.
“Formiche volenterose” Almalaurea definisce così i giovani universitari. Infatti, al di là di queste suddivisioni, dall’indagine emerge che la gran parte degli studenti cercano la stabilità nel lavoro, la carriera e un guadagno adeguato e non risultano essere appagati da flessibilità ed autonomia.

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