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2 febbraio 2007

Bocciate le università europee

Dopo Parigi, Madrid e Manchester è toccato all’Università degli Studi di Pisa ospitare la conferenza “Prime” (Policies for Research and Innovation i
Dopo Parigi, Madrid e Manchester è toccato all’Università degli Studi di Pisa ospitare la conferenza “Prime” (Policies for Research and Innovation in the Move Towards the European Research Area) che ha visto confrontarsi per tre giorni, dal 29 gennaio al 1 febbraio, i massimi studiosi di politiche della ricerca ed innovazione provenienti da 41 atenei del nostro continente. Ed i risultati emersi da questo incontro non sono molto confortanti, soprattutto per quel che riguarda la situazione italiana. Le università europee non dedicano abbastanza attenzione alla rete di internet ed alla relativa pubblicazione di siti e di materiale scientifico, consultabile gratuitamente. E gli atenei italiani non sono migliori: tra le prime duecento università al mondo per presenza su internet delle nostre non c’è traccia.
I finanziamenti alle università, insieme alla selezione di docenti e ricercatori, sono stati i due temi affrontati con maggiore attenzione anche alla luce delle esperienze positive di alcuni paesi europei più avanzati, come Olanda e paesi scandinavi. Infatti, in questi casi, mentre il finanziamento per la didattica è in proporzione agli studenti, quello per la ricerca è assegnato secondo la performance delle università, calcolata attraverso un sistema di valutazione periodica. Per quel che riguarda la selezione dei docenti essa è affidata alle singole università che attraverso queste modalità competitive, riescono ad attrarre i migliori talenti. Come esperienza fallimentare è stata invece presentata quella francese che aveva previsto l’inserimento negli organici di precari senza concorso.
Il professore Andrea Bonaccorsi – coordinatore dei lavori per l’Università di Pisa – ha commentato come “la situazione italiana è peggiorata rapidamente negli ultimi anni a seguito dell’esaurirsi delle ultime risorse nella promozione interna che ha saturato gli organici e bloccato i giovani, anche a causa di una delirante applicazione del blocco delle assunzioni. Guardare in dettaglio alle politiche dei governi europei può aiutare a trovare la giusta strada”.

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