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17 febbraio 2007

Borse di studio “Rosa”

Non esiste una regola fissa, ma in generale è possibile distinguere tra facoltà ‘maschili’ e facoltà ‘femminili’. Mi spiego: qu
Non esiste una regola fissa, ma in generale è possibile distinguere tra facoltà ‘maschili’ e facoltà ‘femminili’. Mi spiego: quando mi iscrissi a Lettere Classiche, su quaranta matricole, eravamo 36 donne. Al contrario, lo stesso anno, una mia amica si iscrisse a Ingegneria Aerospaziale e si ritrovò in un canale sola insieme ad una cinquantina di ragazzi. Questo perché normalmente alcune facoltà vengono associate a professioni più maschili o, viceversa, femminili; si può anche dire che alcuni tipi di studio sono più o meno adatti all’uno o all’altro sesso, vuoi per motivi storici, sociali o per semplici questioni di sensibilità.
Le facoltà di Fisica e di Ingegneria sono tra quelle meno gettonate dalle ragazze: nell’anno in corso, 2006-2007, le studentesse di ingegneria sarebbero cinquemila su ventunomila iscritti (nelle tre università romane), mentre a fisica su 1200 studenti solo trecento sono donne. Per incentivare le ragazze ad iscriversi a queste facoltà, grazie alla donazione di 250mila euro da parte dell’imprenditore Alfio Marchini, è stato possibile istituire cento borse di studio da 2500 euro l’una. Di queste, 50 saranno destinate alle studentesse che frequentano l’ultimo anno delle scuole superiori, intenzionate a proseguire i loro studi in questi ambiti; le altre 50 ad altrettante ragazze già iscritte a Fisica o Ingegneria. Requisiti per ottenerla: una media non inferiore al 27 e un reddito familiare medio-basso (calcolato nel modello ISEE).
La borsa di studio sarà intitolata a Marta Russo, studentessa di giurisprudenza uccisa dieci anni fa alla Sapienza in circostanze tutt’oggi poco chiare. Il sindaco Veltroni, che ha presieduto la cerimonia inaugurale la settimana scorsa in Campidoglio, ha spiegato l’iniziativa come funzionale al bisogno “di scienza e innovazione” del nostro Paese, un sostegno alla ricerca che necessita parimenti del contributo di ambedue i sessi. A detta dell’assesore Mariella Gramaglia, le ragazze “hanno voglia di studiare e ottengono voti più alti dei maschi, ma hanno paura a scegliere studi che aprono a ricerca e produzione industriale”.
Un passettino in avanti verso una completa parità dei sessi, realtà, in Italia, ancora parecchio lontana a confronto con gli altri Paesi europei, Francia e Scandinavia in testa.

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