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22 febbraio 2007

Catanzaro: nota del Rettore sulla riduzione dei fondi destinati alla Fondazione “Campanella”

Apprendiamo quasi per caso, e solo dal resoconto di una discussione che si è svolta nelle commissioni consiliari Affari Sociali e Bilancio (siApprendiamo quasi per caso, e solo dal resoconto di una discussione che si è svolta nelle commissioni consiliari Affari Sociali e Bilancio (si voleva fare tutto in silenzio?), che i finanziamenti previsti per la Fondazione per la ricerca e la cura dei tumori “Tommaso Campanella” sono stati ridotti da 50 milioni di euro a 16.
Di fatto una decurtazione che, tradotta dal linguaggio burocratico-amministrativo al linguaggio comune, significa aver sottratto 34 milioni di euro. Ciò vuol dire ancora più concretamente meno attrezzature sempre più indispensabili per la cura delle malattie di cui il Centro oncologico si occupa.
È davvero stupefacente quello che sta accadendo.
Questa amministrazione, essendo incapace di tenere la spesa sanitaria sotto controllo, ha finito per far assumere una dimensione biblica all’indebitamento sanitario.
Per avere almeno una sanità decente? Macchè. Tutto questo per avere uno dei peggiori sistemi sanitari del Paese, come dimostrano le ultime classiche e indagini a livello nazionale, e come attestano i recenti casi di malasanità verificatisi in Calabria.
Al di là di tutti gli intenti, ciò vuol dire che si procede con una politica di spreco delle finanze pubbliche e una perdurante inefficienza del sistema.
Un metodo che ormai, purtroppo, conosciamo a memoria; un sistema già visto e rivisto. Prima si spende male e non si producono miglioramenti effettivi nella ricerca e nella cura delle malattie, poi, di fronte alle esigenze di bilancio, si taglia indiscriminatamente.
Anzi, devo dire, si taglia con accurata attenzione, andando a colpire un centro di eccellenza quale la Fondazione “Campanella”. Anziché togliere le inefficienze e gli sprechi che sono diffusi in tutti i luoghi, si mettono le mani sui Centri di Eccellenza invece di premiare, così come recentemente ribadito anche dai Ministri dell’Università e della Salute, il merito e la qualità.
Lo ripeto, se quest’affermazione fosse vera, saremo noi i primi a denunciare al Paese che non si spendono soldi per fare ricerca bensì solo per mantenere sistemi di clientele e sottogoverno.
Mentre formalmente si continuano a fare enunciazioni di miglioramento per la sanità calabrese, in realtà si sottraggono ingenti risorse con la semplice motivazione che tali risorse, già assegnate, non sono state mai spese.
È un gioco incredibile, il tipico gioco delle tre carte, che, per fortuna, è facilmente smascherabile.
Da un lato gli amministratori e burocrati regionali frenano ogni possibilità di movimento della struttura, poi accusando lo stesso organismo di non aver speso i soldi, lo bloccano.
Prima ti paralizzano e poi, togliendoti i fondi necessari per la ricerca e l’innovazione strutturale e tecnologica, ti penalizzano.
Non staremo sicuramente ad aspettare che questa scellerata politica possa produrre simili atti.
Chiameremo intorno a noi, a difesa dell’Università, del Centro Oncologico, del Campus di Germaneto, le migliori e sani energie dell’Italia Meridionale e del Paese, a partire dai nostri docenti, dai nostri studenti e dai tanti e tanti cittadini calabresi che da noi sono stati curati in questi anni e che tuttora nutrono profonde aspettative nella attività della Fondazione.
Dopo le tante avvisaglie delle settimane scorse, l’Assessore regionale alla Salute Doris Lo Moro ha gettato la maschera e mostrato il suo vero volto: il suo unico obiettivo, infatti, risulta essere solo quello di colpire l’Università.
L’Università, in nome della sua storia e della sua autonomia, reagisce e reagirà, chiamando l’intero territorio catanzarese e regionale ad un sussulto civile ed etico.

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